La Milano delle libertà ha lasciato in mutande Fini, Casini e Bersani

Per un giorno la città è stata la capitale della politica Pienone per Ferrara, deserto al Fli, Udc e Pd nel guado

Quando a parlare sono le foto. C’è poco da discutere, un confronto impietoso quello tra le seggiole vuote della Fiera di Rho-Pero dove i futuristi finiani stanno celebrando la loro assemblea per fondare il nuovo partito e il pienone del Dal Verme dove il popolo del centrodestra s’azzuffa per riuscire ad entrare in un teatro che già mezz’ora prima dell’inzio è già stracolmo. Un deserto anche la convention milanese del Pd che nemmeno l’arrivo del leader (ma sarà ancora lui il leader?) Pierluigi Bersani resuscita dal solito torpore. Col lancio del candidato anti-Moratti, l’avvocato rosso Giuliano Pisapia, esplosivo come un mortaretto bagnato. Mentre Pierferdinando Casini arriva a Milano per incontrare banchieri e finanzieri intenzionato a parlare «di sobrietà», ma si ritrova sul tavolo il sudoku impossibile del candidato sindaco. Perde quota l’ex assessore di Albertini Salvatore Carrubba, sale l’astro del presidente del consiglio Manfredi Palmeri. Ma nel Terzo polo sono in quattro gatti e hanno otto idee diverse. Fuochi d’artificio, invece, alla manifestazione «In mutande, ma vivi. Contro la Repubblica della virtù» organizzata da Giuliano Ferrara accolto come una vera rock star. Con lui Alessandro Sallusti e Piero Ostellino, Daniela Santanché e Mario Mantovani, Pierangelo Buttafuoco e Camillo Langone, Iva Zanicchi e Assuntina Morresi. Il ministro Ignazio La Russa fa scintille con l’inviato di Annozero Corrado Formigli, Ferrara denuncia Sputtanopoli e «la sindrome totalitaria» che s’è impadronita della sinistra e rischia di mandare a fondo il Paese. Roberto Formigoni da cattolico si scaglia contro «chi si impanca a giudice degli altri. I moralisti sono quelli che peccano moltissimo in privato e poi in pubblico puntano il dito sui peccati degli altri». Letizia Moratti ha un altro impegno, «ma partecipa col cuore».