La Milano delle libertà è viva: "Fermiamo il golpe dei puritani"

Folla al Dal Verme per la manifestazione anti-forcaioli con Ferrara e
Sallusti Arriva Formigoni: "È il governo della famiglia". La Moratti:
&quot;Il mio cuore con voi&quot;. <a href="/milano/tra_gente_rimasta_fuori__strapieno_non_si_passa/13-02-2011/articolo-id=505733-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>Tra la gente rimasta fuori: &quot;E' strapieno, non si passa&quot;</strong></a>. E l'anti Minetti <a href="/a.pic1?ID=505731" target="_blank"><strong>Sara Giudice</strong></a> tenta il colpo di teatro, respinta va da Fini: &quot;Faccio la lista&quot;

In mutande ma vivi. Assalito al suo arrivo al teatro Dal Verme come una vera rock star, Giuliano Ferrara si ripiglia il suo ruolo di maitre à penser sventolando civettuolo gli Scritti politici di Immanuel Kant. E cita provocatore: «Lo Stato che vuole attuare con mezzi coattivi la felicità, non raggiunge lo scopo, ma diventa oppressore». Bignamino di una manifestazione che riempie il teatro e lo spiazzo di fronte come mai si era visto per questioni di politica. Sul palco mutande stese per lanciare il Manifesto contro i guardoni. Arriva il sottosegretario Daniela Santanchè reduce dall’assalto di venerdì al «palazzo d’ingiustizia» per protestare «contro la magistratura politicizzata». Ieri bis. «Ed è solo l’inizio - assicura - il popolo della libertà ha voglia di partecipare, far sentire a Berlusconi che è dalla sua parte. Difendere la democrazia». E torna la proposta di un appuntamento nazionale proprio a Milano sulla giustizia. «Una grande manifestazione di piazza, credo sarebbe giusto». Alle sue spalle compare il tabarro scuro di Roberto Formigoni. «Sono qui - spiega il governatore - per riaffermare il diritto di una vera morale contro il moralismo falso e bigotto». Il disagio del cattolico? «Ma quale disagio. La nostra è una tensione alla virtù, poi certo uomini e donne siamo deboli. Ma questo nulla ha a che fare con il moralismo di chi si impanca a giudice degli altri. I moralisti sono quelli che peccano moltissimo in privato e poi in pubblico puntano il dito sui peccati degli altri». Bunga bunga e Family day? «Il governo di centrodestra - taglia corto Formigoni - è quello che ha fatto di più per la famiglia».
Un po’ di trambusto quando il ministro Ignazio La Russa si accapiglia con l’inviato di Annozero Corrado Formigli allontanato e identificato dalla polizia. Il coordinatore regionale Mario Mantovani condivide l’idea della manifestazione a Milano. «In difesa dei diritti e della libertà - spiega - c’è un sentimento profondo che nasce nel cuore degli uomini per bene che si ribellano a questo modo di attaccare Berlusconi». Non c’è per un precedente impegno il sindaco Letizia Moratti, ma assicura che «con il cuore» era presente. «Per dire basta a un continuo richiamo a fatti personali che non interessano rispetto all’attività quotidiana che il governo sta portando avanti: queste sì che interessano alla gente in un momento di crisi». Per il ministro Mariastella Gelmini «Giuliano Ferrara, con il suo consueto stile arguto e originale ha intercettato perfettamente il malcontento degli italiani contro una cattiva politica, fatta di odio e di disprezzo della volontà popolare». C’è la lezione liberale di Piero Ostellino, ci sono Alessandro Sallusti, Assuntina Morresi, Anselma Dell’Olio, Valentina Aprea, Paolo e Stefano Pillitteri. Dal palco Camillo Langone provoca rivendicando la sua «appartenenza a un’associazione erotofila come il Cristianesimo» e ricorda che «Deus charitas est». Ricorda papa Benedetto XVI che predica «l’intreccio tra eros, charitas e agape» e il saggio re Salomone dell’antico testamento con le sue 700 mogli e 300 concubine. Travolgente Iva Zanicchi che racconta di quando chiese a Berlusconi di entrare in politica e lui cercò di spiegarle che continuare a fare la donna di spettacolo era meno rischioso. «La sola necessità - attacca Pietrangelo Buttafuoco - è mubarakizzare Berlusconi. Lo volevano mafioso e non ci sono riusciti, truffatore e nemmeno quello. Adesso ci provano con il corruttore di minorenni». E allora Ferrara parla della «sindrome totalitaria» che si è impossessata della sinistra e ora minaccia l’intero Paese. Della risposta a chi qualche giorno fa è andato al Palasharp. «Noi - si scalda - possiamo fare tanti sbagli. E sicuramente tanti ne abbiamo fatti. Ma mai quello di prendere un bambino e inculcargli l’odio politico». Applausi da venir giù il teatro.