Milano, il ds Penati si pente: basta immigrazione selvaggia

Il presidente della Provincia: «Il governo riveda la sua posizione sull’ingresso dei rom, qui è come svuotare il mare con un cucchiaino. Troppo permissivismo, gli elettori chiedono ordine e legalità»

da Milano

Come se non bastasse tutto il resto, Romano Prodi finisce anche bersaglio del «fuoco amico». Impallinato da quegli amministratori locali che, dopo lo tsunami elettorale, cominciano a temere di dover presto tornare a casa. E allora da Milano Filippo Penati, presidente diessino della Provincia, contesta la politica del governo su sicurezza e immigrazione. «Qui - attacca - è come cercar di svuotare il mare con un cucchiaino». Il problema? L’ingresso indiscriminato. Soprattutto da Bulgaria e Romania, entrate dal primo gennaio nell’Unione europea e da dove è in arrivo un flusso ininterrotto di nomadi e rom. «Il governo - attacca Penati - riveda la sua posizione. Paghiamo l’isolamento rispetto agli altri Paesi che hanno chiesto la moratoria per due anni. Anche guidati da governi di centrosinistra, come quelli di Spagna e Gran Bretagna che hanno chiuso le frontiere. In Italia gli immigrati sono sempre di più, perché siamo gli unici a garantire la libera circolazione». Sì, avete capito bene. Quelli che nel gergo assolutamente politically correct della sinistra erano i «migranti», oggi diventano un flagello. «Al Sud - sono le parole dell’ex sindaco di Sesto San Giovanni, l’allora Stalingrado d’Italia - permane la piaga delle mafie, al Nord la piaga sono le criminalità non nazionali». E subito dopo assicura che «il permissivismo è un retaggio del Sessantotto e non appartiene alla cultura comunista, né a quella socialista». E allora? Allora, compagni, «ordine e legalità». Basta con il «relativismo», con «le regole che più che rispettate, vanno interpretate», con una «cultura che tende a giustificare tutto». Manca solo la «tolleranza zero» e poi la rivoluzione copernicana del presidente che guida una classica giunta che va dai mondi solidali della Margherita e arriva ai duri e puri di Rifondazione comunista, sarebbe completa. «C’è poco da discutere - replica a chi gli annuncia l’ovvia insurrezione della sinistra radicale -. Io non sono sordo e il messaggio degli elettori è arrivato forte è chiaro. Almeno a me». E allora la Provincia decide di «autotassarsi». Due milioni e mezzo di euro a disposizione del prefetto per pagare gli straordinari alle forze dell’ordine e forse addirittura guardie giurate, acquistare telecamere e tecnologia. Un fondo a cui sono invitati ad aderire anche i Comuni e la Regione. A cominciare da Milano, con «almeno» un euro per abitante.
Praticamente in diretta la replica di Rifondazione. «Proposte irricevibili», le respinge il segretario provinciale Antonello Patta, che chiede una «verifica di giunta» e minaccia di mandare a casa Penati e tutti gli assessori. Più comprensione Penati raccoglie dalle parti del Comune. Sindaco Letizia Moratti, e dunque a guida centrodestra. Da dove Mariolina Moioli, assessore da sempre impegnata nel sociale e quindi non certo sospettabile di essere un falco, annuncia che da gennaio «in città ci sono mille nomadi in più, un numero che non possiamo sostenere». E aggiunge che «il governo nazionale deve cominciare a fare qualcosa di serio, i conflitti sociali vanno governati, non ignorati». Critico anche Riccardo De Corato. «Sulla scelta sbagliata compiuta da Prodi e D’Alema, e avallata da Amato, che ha permesso dal primo gennaio l’ingresso della Romania nella Ue, Penati fa oggi dichiarazioni postume e tardive - le parole del vicesindaco e deputato di An che l’allarme lo aveva lanciato molto tempo fa -. Fa piacere constatare che dopo sei mesi Penati e il centrosinistra si accorgano del disastro causato dal governo che ha permesso l’esplosione dei flussi rom, con tutto quel che ne consegue in termini di sicurezza. Un errore madornale, scaricato sulle spalle dei Comuni». Completa il quadretto Matteo Salvini (Lega Nord) che, dopo le «passeggiate volontarie» davanti ai campi nomadi (leggasi ronde), annuncia per mercoledì un «servizio di tutela della legalità» a bordo dell’autobus 77. Da Porta Romana a Chiaravalle, zona ad alta densità rom. «Centotrentaquattro corse al giorno - spiega - con una frequenza impressionante di scippi, aggressioni, vandalismi. Ci hanno segnalato che accade di tutto: da gente che fa i suoi bisogni a persone che trasportano taniche di benzina».