Ma Milano è «Duomocentrica» o pluricentrica?

Marta Bravi

«Questa mattina in Giunta il vicesindaco Riccardo De Corato ha proposto una delibera sul genere di manifestazioni da autorizzare in piazza Duomo, per ridare alla piazza la dovuta dignità» dichiara gongolante Vittorio Sgarbi, a margine della conferenza stampa di presentazione de Le vie del cinema. Sgarbi non ha perso l’occasione per fare il punto sui consensi ricevuti sulla proposta di vietare piazza Duomo alle «manifestazioni pagane» come concerti rock, comizi, spettacoli, piste di pattinaggio e maxischermi. La motivazione: la sacralità della piazza. «La Moratti la pensa come me», aveva annunciato sabato scorso a sostegno della sua proposta. «Ho appena ricevuto la telefonata di Achille Colombo Clerici che mi dà il suo appoggio, e poi - dice sornione Sgarbi - la Curia mi dà ragione».
Ieri si è pronunciato, dopo la Giunta straordinaria della mattina, anche Riccardo De Corato che pensa a una carta di principi per regolamentare l’uso della piazza. Non si tratta di una lista di eventi permessi o vietati, ma indicazioni sui principi cui si devono ispirare le manifestazioni all’ombra della Madonnina. «Già sei mesi fa l’arciprete del Duomo, monsignor Luigi Manganini, aveva sollevato il problema. La questione è molto delicata e va affrontata tenendo conto di vari aspetti: come si fa, per esempio, a vietare i comizi politici? C’è una norma costituzionale che li permette. Dire no a Sting, senza offrirgli una piazza alternativa vorrebbe dire perderlo a vantaggio di altre città. Certo - continua il vicesindaco - negli ultimi anni si è abusato della piazza, che tra l’altro ha il difetto di non avere vie di fuga in caso di pericolo».
Insomma Sgarbi spinge perché non vengano più organizzati eventi sotto gli occhi della “bela Madunina”, anche se ha parzialmente ritrattato la sua posizione iniziale: piazza Duomo come Piazza san Pietro. Adesso l’assessore parla di piazza Duomo come piazza San Marco: «La piazza rimane un luogo in cui si possono avere dei caffè come a Venezia e diventare un luogo di incontro».
Con dei limiti. L’esempio è presto servito: no alle sfilate di moda che l’assessore alle Attività produttive, Tiziana Maiolo, sta organizzando per il 23 settembre. «Come si fa a pensare a una manifestazione commerciale in cui protagonista è il corpo femminile? - tuona Sgarbi - Davanti alla cattedrale? Non posso neanche immaginare l’idea di Naomi Campbell che rompe il tacco delle scarpe sulla testa di qualcuno o un seno che fa capolino da un vestito sotto lo sguardo della Madonnina. La sfilata si può tranquillamente fare in Galleria o in piazzetta Reale». Non la pensa così Tiziana Maiolo: «Una delibera apposta? Va bene, ma ricordiamoci che non si dovranno porre limiti al bello e al piacevole. Piazza Duomo deve diventare la perla di Milano, bisogna cacciare piccioni e ubriachi, ma nella piazza dovranno entrare la moda, il design, la cultura e lo spettacolo di qualità, eccellenze che fanno brillare Milano nel mondo. Sarò in prima fila - dichiara minacciosa - a organizzare eventi prestigiosi comprese le sfilate. Non credo che si violerà alcuna tradizione religiosa».
Eventi di qualità, ma niente delibera. Questa la parola d’ordine per l’assessore alla Salute, Carla De Albertis, e per Giovanni Terzi, collega a sport e tempo libero. «Valuteremo di volta in volta gli eventi - dichiara la De Albertis -. I milanesi devono riappropriarsi di uno spazio che è loro, quindi continueremo a organizzare manifestazioni». «La delibera è inutile - le fa eco Terzi - sarà il buon senso a decidere. D’ora in poi, come dice Sgarbi, lavoreremo per sfruttare anche le altre piazze cittadine, riducendo il numero degli eventi da fare in Duomo».