Milano e Bologna obiettivi dei terroristi islamici

Sospettati sette tra marocchini e tunisini, per due è già scattata l’espulsione. Probabili collegamenti con il Gia algerino

Enrico Lagattolla

da Milano

Gli obiettivi erano due: la basilica di San Petronio a Bologna e la metropolitana di Milano. Sette, i presunti terroristi, che avrebbero progettato gli attentanti. Marocchini e tunisini, da mesi «seguiti» dai carabinieri del Ros della Lombardia, che ne hanno intercettato le telefonate e studiato i movimenti. Tutti affiliati ai gruppi estremisti, «Al Qaida per il Maghreb» e «Gspc», il «Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento». Dei sette, due (sottoposti a fermo) sono già stati espulsi dall’Italia, per iniziativa del ministero degli Interni. Che, da qualche tempo, predilige le espulsioni ai processi a rischio di assoluzione.
Ma altri cinque, per i quali non erano state disposte misure cautelari, sarebbero ancora sul territorio. Sotto stretto controllo, ma in circolazione. Un’indagine, quella coordinata dai pubblici ministeri di Milano Armando Spataro e Nicola Piacente, che era iniziata circa sei mesi fa. Quando un giovane marocchino, arrestato in Grecia con documenti falsi, aveva raccontato agli uomini dell’Antiterrorismo che un emiro vicino al «Gia» algerino progettava «un attentato in una città del nord, in quella chiesa dove c’è il quadro del Profeta».
Quella chiesa, appunto, è la basilica di San Petronio, dove un affresco quattrocentesco di Giovanni da Modena ritrae una scena del diciottesimo canto dell’Inferno di Dante, in cui Maometto è dannato tra gli idolatri. Ma per la Procura di Bologna - che da tempo ha un fascicolo aperto sulla possibilità di attentati alla chiesa, in mano ai pm Paolo Giovagnoli e Luca Tampieri - non ci sarebbero connessioni con i sette presunti terroristi islamici nel mirino del Ros. Il procuratore capo Enrico Di Nicola spiega infatti che «dal nostro punto di vista non c’è un effettivo pericolo, né elementi certi o indizi precisi e concordanti che possano far pensare a una minaccia concreta». E tuttavia «bisogna evitare di creare allarmismi, soprattutto in materia di terrorismo islamico».
Resta che, a Bologna come a Milano, la vigilanza sugli obiettivi sensibili è stata potenziata, in seguito all’informativa arrivata nei giorni scorsi dal ministero dell’Interno. Come è vero che la «fuga» di notizie legate all’operazione dei carabineri - e a un’indagine ancora in corso - ha provocato non poco disappunto tra i magistrati milanesi.
Perché anche Milano sarebbe stata nel mirino degli estremisti islamici. E sembrava chiaro fin dal dicembre scorso. Quando l’emiro arrestato in Algeria aveva confessato di aver ordinato «di fare un attentato in una chiesa del nord Italia», precisando però che «i fratelli si organizzeranno da soli, troveranno l’esplosivo e sceglieranno i tempi più adatti». Una libertà di manovra che avrebbe portato i presunti terroristi ad aggiungere la metropolitana del capoluogo lombardo ai loro obiettivi, e a scegliere le prossime elezioni politiche come momento più favorevole per entrare in azione.