Milano e Mozart, «festa» lunga un anno

Molti incontri sulla vita di Amadeo: spendeva più di quanto guadagnava, non era capace di tagliare la carne e di allacciarsi le scarpe

Alberto Cantù

Chi scrive ha una forte allergia per centenari, bicentenari et similia. O meglio non condivide come la cultura gestisce tali operazioni commemorative. Così, autori che da una ricorrenza acquisterebbero la visibilità (audibilità, nel nostro caso) che non conoscono, vengono trascurati poiché poco «vendibili». Quanto a Mozart e Verdi, Beethoven e Puccini perché commemorarli visto che «ricorrono» abitualmente e in maniera massiva nei cartelloni sinfonici e teatrali così come in quelli delle società di concerti?
Ad ogni modo che «Mozart festeggi Milano» è un atto dovuto. Perché la città deve qualcosa al genio universale del Salisburghese così come anche Mozart alla Lombardia è un po’ debitore. Ad esempio nell’avere scritto il suo primo Quartetto per archi a Lodi, in una taverna, durante il cambio dei cavalli, «metabolizzando» così la produzione strumentale milanese (Quartetti e Sinfonie ovvero la lezione dei fratelli Sammartini - Giovanni Battista fu maestro anche di Gluck - e i lavori orchestrali «en plein air» di una città non ancora scaligerizzata).
È il 1770, l’anno del primo di tre viaggi in Italia dove Mozart si sperimenta per la prima volta con l’opera seria nella patria dell’opera seria. Ed ecco, al Regio Ducal Teatro, Mitridate (26 dicembre). Ecco le urla «Viva il maestrino!» tredicenne da cui nasce un’altra commissione, la Sereneta Ascanio in Alba per le nozze dell’Arciduca Ferdinando (17 ottobre 1772) il cui secondo atto, come ha confermato un recente allestimento al Comunale di Bologna, svela prodigi di maturità e personalità accentuati dall’altra opera per Milano: Lucio Silla (sempre 26 dicembre).
«Milano festeggia Mozart» dura un anno intero - appunto il 2006 del duecentocinquantenario fatidico - ma, con intelligenza, non sovraffolla il panorama musicale cittadino.
Questo perché gli appuntamenti cardine coincidono con quelli già messi a punto da istituzioni milanesi grandi e piccole: dalla Scala alla Società dei Concerti, dal Quartetto all’Orchestra Verdi, dalle Serate musicali all’Umanitaria e via citando. Enti nei cui programmi troviamo molti fra gli appuntamenti che la «brochure» di Mozart-Milano 2006 elenca.
A un panorama musicale ampio e ben variato, si accompagnano «momenti di riflessione e di studio - i Mozart Woche a palazzo Clerici - particolarmente utili (e insperati) in tempi, come i nostri, dove la riflessione sembra un optional. «Mozart dopo Mozart» ovvero la recezione di Mozart nell’Ottocento (scarsissima in Italia salvo la moda del fanciullo prodigio) e nel Novecento. Anche «Mozart e i soldi» (ne ebbe Volfango Amadeo: non credete alle storielle romantiche del genio in affanno; ma guadagnava cento e spendeva centocinquanta perché nessuno gli aveva insegnato le faccende economiche così come non era capace di tagliare la carne e allacciarsi le stringe). Più un Convegno internazionale, che fa sempre fino, su - bella e ardua faccenda - «come interpretare Mozart».
Insomma. Nonostante l’allergia dello scrivente e un 2006 che verrà ricordato anche per le vittime da overdose mozartiana, questa festa milanese dovrebbe utilmente divertire. Ovvero - espressione fuori moda - insegnare anche qualcosa.