Milano e Treviso ridono in coppia sui guai di Bologna

L’Armani passa sul campo della spenta Fortitudo e agguanta al secondo posto la Virtus caduta al Palaverde Siena vola sempre più lontana

Tormento ed estasi seguendo le follie di marzo. Armani e Benetton passano in mezzo ai rovi. Milano perché ci era caduta a piedi nudi, svogliata, senza idee; la Benetton dopo aver dato tutto, punita dalla giustizia e castigata dall'Europa.
Ieri Treviso aveva la grande occasione per tornare a vivere e sperare ancora di agganciarsi almeno al playoff che potrebbe voler dire un posto in coppa, ammesso che abbia ancora energie come hanno mostrato Lyday, Shumpert, Goree e Zizis. L'ha sfruttata benissimo contro la Virtus sbriciolandola nel terzo quarto (25-11), mandando in campo anche il Cuccarolo (4 punti) giovane del vivaio diventato famoso per un contratto che serviva soltanto a proteggerlo. L'Olimpia, invece, ha messo nei guai la Fortitudo, battuta nel suo regno, legandosi alla Vidi Vici in seconda posizione anche se a distanza di qualche pianeta dal Montepaschi che a Livorno ha superato i 100 punti.
Per la Bologna amante del basket la giornata era cominciata presto perché la Fortitudo cercava se stessa nel cuore dell'Armani. Lo ha fatto con rabbia fino a quando si è presa 14 punti di vantaggio nel primo quarto, ma in quel momento per Milano entrava in gioco Godot Calabria, tre tiri da tre nella sua giornata speciale. Poca difesa, ma a farsi del male era alla fine la Climamio che ora guarda il treno dei playoff ancora più da lontano. Per un attimo la Fortitudo, seguendo Martyn Norris - che poi finiva in lacrime - Thomas e Mancinelli aveva avuto in mano il destino di Djordjevic, guardato con perplessità anche da Giorgio Armani tre file dietro la sua panchina, ma all'improvviso si spegneva tutto. Per far saltare l'impianto senza protezioni di Ataman il fulmine chiamato Calabria, Dante mano fredda della Pennsylvania, classe 1975, una lunga storia italiana cominciata a Livorno, in A2, nel 1996, la Nazionale come oriundo, una discreta storia milanese, anche se quest'anno sembrava addormentato con un invincibile mal di schiena, ammesso che si chiamino così certi malesseri. Tutto rovesciato, la dissociazione portava la Climamio a perdere ancora nel giorno in cui avrebbe voluto cambiare soltanto la proprietà, affidandosi al bolognese Sacrati lasciando Martinelli che l'aveva confusa già dal primo giorno. Fino ad autodistruggersi quando Mancinelli è scoppiato, quando Belinelli ha sparato alla luna (2 su 8 da 3) e Thomas, senza aiuti dall'indolente Moizo (20 punti, 12 rimbalzi), lasciato troppo solo, sfinito, è stato soverchiato a rimbalzo (l'ex Watson 13) dove Milano ha stravinto (39-28) pagando poco i 16 palloni perduti, bloccando ogni fonte di gioco.
Fortitudo nei guai e sull'orlo di una crisi che potrebbe costare anche il posto all'allenatore Ergin Ataman, che non ha avuto più dialogo del Frates cacciato all'inizio, e potrebbe essere rilevato dagli assistenti sotto la guida di Dan Gay. Quando sembrava che fosse Djordjevic a cadere ci sono stati i risvegli: Calabria che ha chiuso con 23 punti (6 su 10 da 3), poi Danilo Gallinari fermato subito dai falli, ma poi entrato con la testa nella partita, per salire un altro gradino, dove Bulleri (13 punti) ha dato le picconate decisive appena si è trovato davanti la carta velina Edney e poi lo stesso Norris.