Milano fa acquisti sotto casa Rivincita dei piccoli negozi

Pamela Dell’Orto

Alla faccia dei grandi centri commerciali. Quelli in cui si trova un po’ di tutto, dai pelati al telefonino. Il piccolo negozio di quartiere si prende la sua rivincita. Almeno a Milano, dove nelle botteghe «a misura d’uomo» fa acquisti più della metà dei cittadini. Una vittoria, dato che nei negozi di media superficie fa compere il 18,5% dei milanesi e nelle grandi strutture solo il 17,5. In parole povere: quando si tratta di prodotti non alimentari in genere i milanesi (il 77,8%) preferiscono il negozio di fiducia. E la maggior parte di loro si rivolge alle «botteghe» anche per prodotti «multimediali» (il 62,44), di bellezza (62,37) e di abbigliamento (50,3).
«Non è un momento facile per le imprese, i consumi sono bloccati - spiega il presidente dell’Unione del Commercio, Carlo Sangalli - ma le attività del terziario continuano a crescere e a creare occupazione. Un segnale concreto di ottimismo che incoraggiamo». E infatti, proprio dell’Unione del Commercio arriva una campagna a favore degli imprenditori del settore: «Impresa ama Unione» (slogan che si può tranquillamente ribaltare in «Unione ama impresa»), con un logo nuovo di zecca. Un leit motiv che vedremo già dai prossimi giorni su tram, manifesti e giornali. E questo non è certo «un slogan di buone intenzioni - dice Sangalli - ma una realtà ancora diffusa da valorizzare. Abbiamo fatto la campagna per rafforzare questo concetto all’insegna dell’ottimismo». Perché il negozio «di vicinato in questa società rapida e globalizzata, mantiene una sua valenza economica contribuendo alla nuova occupazione. E riveste una funzione sociale come presidio sul territorio, in particolare nelle periferie. È collante fra centro e periferia e contribuisce a evitare fatti drammatici che la cronaca ci ha proposto in Paesi a noi vicini». Piccoli negozi grande risorsa, insomma. Quest’anno i negozi sono cresciuti dello 0,4%: a Milano e provincia ne sono nati 400 e ora se ne contano ben 89mila. A gonfie vele anche il turismo (crescite del 3,7%): anche qui più di 400 nuovi ristoranti e alberghi (siamo a quota 13.855). Come si spiega il fenomeno? «Servizio e professionalità sono le armi che consentono al piccolo commercio di poter competere. Occorre un tessuto connettivo urbano fatto di dialogo, relazioni, luoghi sociali: il negozio di vicinato rende viva e aperta la città».