Milano faccia un bel corso di marketing

È incredibile ma Milano, capitale italiana del marketing e della comunicazione, non sa vendersi. Non valorizza la propria immagine e i fattori che la costruiscono: mostre, concerti, manifestazioni, eventi, rassegne. Spesso sono di ottima qualità ma ha ragione Sgarbi: «Roma è molto più brava, riesce a creare entusiasmo e interesse per operazioni spesso mediocri; noi facciamo cose migliori, ottime ma pochi lo sanno». L'ultimo caso: da cinque anni, ora sostenuto anche dal Comune, si svolge a Milano il «Tf Festival», dedicato alla cosiddetta «lunga serialità» televisiva, quei telefilm a puntate che vanno avanti per anni. Una manifestazione di successo e apprezzata dagli addetti ai lavori. Ma voi ne sapevate qualcosa? Non credo. Bene, Roma decide di copiarla - come ha già fatto col festival del cinema, la fiera del turismo, quella dell'alimentazione e altre - e quest'anno ti inventa il «RomaFiction Fest». E giù paginate di giornali, spot televisivi, servizi radiofonici cronache più o meno motivate. Risultato: tutti sanno della manifestazione romana, secondaria e copiata da quella milanese, principale ma ignorata dal pubblico. E' vero, a Roma c'è la Rai che per la capitale veltroniana stravede, e monta la panna con qualsiasi latte scaduto fornito dal Campidoglio. Ma il fatto è che alle cose capitoline, mostriciattola o concertino che sia, danno sempre un gran rilievo, purtroppo, anche giornali e telegiornali «milanesi». Scelta politica? Non solo: il fatto è che le quadrate legioni veltroniane sanno vendere la loro merce, sanno fare comunicazione e marketing. E questo non vale solo per la capitale: pensate a Brescia, Mantova, Torino... Milano deve comunicare di più. Qui si fanno belle cose di livello internazionale: bisogna farlo sapere anche fuori della cerchia dei navigli, basta con l'understatement e col minimalismo. Se è una scelta politica, è una scelta che non paga.