Milano, festa ds senza sorrisi: liti e veti sul candidato sindaco

L’anno prossimo si vota per sostituire Albertini. Veronesi: «Ci sto pensando». Ma Rifondazione e Margherita frenano. De Bortoli si sfila e Penati scalpita

Sabrina Cottone

da Milano

«Candidarmi a sindaco di Milano? Ci sto pensando» annuncia il professor Umberto Veronesi. Non fa in tempo a dirlo e già Rifondazione comunista apre la battaglia navale: «Persona stimabilissima ma non ci rappresenta». Non fa salti di gioia neanche la Margherita, che ha elettori cattolici non entusiasti del laicissimo Veronesi, in prima linea nella campagna per la fecondazione artificiale. «È un nome importante ma è una delle candidature e non la candidatura» precisa la senatrice Patrizia Toia, uno dei nomi più gettonati del suo partito per la corsa a Palazzo Marino. La Festa nazionale dell’Unità è a Milano dopo vent’anni di latitanza, ma invece di essere la passerella per lanciare l’aspirante sindaco è già lo scenario dello scontro nell’Unione.
Stasera Piero Fassino arriverà nel bel mezzo del caos. Ferruccio De Bortoli, l’uomo più corteggiato dai vertici della Quercia e dell’Unione, ha disertato il dibattito di ieri di cui era l’ospite d’onore. Un segnale in più che per il segretario dei Ds il risultato è ai confini dell’impossibile: perché il direttore del Sole 24Ore, che ha già detto di no, dovrebbe accettare di candidarsi, soprattutto se la sfida resta a una Letizia Moratti tanto vicina agli ambienti della Confindustria e con Rifondazione pronta a impallinarlo?
Adesso tocca a Umberto Veronesi. «Le proposte sono tante, mi vengono da molte parti. Credo che entro ottobre si debba prendere una decisione. C’è molta insistenza» racconta il presidente dell’Istituto europeo di oncologia. Il suo sponsor principale è Giuliano Amato, colui che da presidente del Consiglio lo ha voluto ministro della Sanità, e poi il professore piace anche ai Verdi.
I Ds milanesi sono cordialissimi ma non spalancano le porte. «La sua disponibilità ci onora» commenta il segretario provinciale, Franco Mirabelli. E subito aggiunge: «Abbiamo chiesto a diverse personalità la disponibilità a contribuire. C’è un percorso aperto da tempo per definire un programma e una candidatura». Come dire che i giochi non sono ancora fatti. E la Quercia non ha intenzione di farsi da parte, se non altro per tenere alta la posta.
Resta in campo Bruno Ferrante, il prefetto di Milano ex capo di gabinetto quando il diessino Giorgio Napolitano era ministro dell’Interno, ma la Quercia non vuole metterlo in conto al partito. E poi c’è la grande tentazione mai accantonata, lanciare un candidato politico. Il diessino Filippo Penati, presidente della Provincia e protagonista della vittoria contro Ombretta Colli, l’uomo più potente della Quercia milanese, è stato chiaro: «Se ci saranno le primarie, non credo che i Ds rinunceranno a un loro candidato. Hanno pari dignità e una classe dirigente all’altezza di quel ruolo».
Così la Margherita è sicura che i Ds stiano cucinando un loro candidato e ha già dato in tutti modi l’altolà all’ipotesi Penati, la prima a circolare. «Un’offesa agli elettori che lo hanno appena votato, anche se ha dimostrato di saper ben amministrare» ha tagliato corto Alberto Mattioli, vicepresidente della Provincia. La Margherita non ha ancora rinunciato a avere uno dei suoi, come la senatrice Patrizia Toia. Roberto Caputo, transfuga di Forza Italia accolto con tutti gli onori da Francesco Rutelli, ha già dato l’annuncio formale: «Mi candiderò alle primarie». Il ragionamento è semplice: i diessini hanno il centro di potere creato da Penati, iperattivo «imprenditore» nel settore autostrade, è impensabile rischiare di consegnargli il Comune. Ma il sogno Sergio Cofferati bis, con la variante guglie del Duomo al posto della Torre degli Asinelli, continua ad allietare le menti diessine.
La Quercia ha altri nomi spendibili come Pierluigi Bersani, che è in testa a un gettonatissimo sondaggio Internet tra elettori di sinistra, anche se l’ex ministro ha l’ambizione di tornare al governo. In panchina scalpita Antonio Panzeri, l’ex segretario della Cgil milanese che dall’«esilio» di Strasburgo manda frequenti segnali di interesse. E poi c’è Rifondazione, schierata sullo schema Bertinotti contro Prodi, che scalpita per avere le primarie e presentare un suo uomo che potrebbe essere l’avvocato Giuliano Pisapia. Sotto l’arcobaleno dei Verdi sono spuntate candidature spontanee come quella del consigliere di zona Michele Sacerdoti. Le liste civiche impazzano, con Milly Moratti e Basilio Rizzo, iperpresenzialisti consiglieri comunali e primi firmatari di una lista che vuole le primarie. In più nessuno sa che gioco vorrà giocare il gruppo di terzisti «Milano 2006». La guerriglia è appena iniziata.