Milano formato famiglia

Un viaggio nella storia milanese attraverso le sue grandi casate. Nobili o borghesi, in questo volume si susseguono come in un album di famiglia tutti coloro che, per un motivo o per l'altro, hanno scritto pagine importanti della vita della città. «Milano, le grandi famiglie» (Celip, pagg. 288, euro 120) ci invita così a intraprendere un percorso guidato che analizza i segni e il carattere delle casate che hanno dato forma alla metropoli. Un percorso che va alla ricerca delle tracce da loro lasciate nella bellezza e nel fascino di Milano, di tutti quegli elementi che ne costituiscono il patrimonio culturale. Ne risulta un mosaico che evidenzia, in un alternarsi di immagini e commenti storici, valori specifici come la tanto spesso nominata concretezza lombarda e la più raramente ricordata generosità che da sempre la accompagna. Insomma, ad ispirare il lavoro della curatrice Roberta Cordani, dei fotografi e del team di oltre 60 studiosi - storici dell'arte, curatori museali, archivisti, architetti, discendenti delle casate protagoniste, esperti di storia milanese - che ha contribuito alla nascita del libro, è stato l'obiettivo di restituire il carattere e il volto della città derivato dagli stili di vita economica, civile e culturale, quasi privata, che hanno costruito le ricchezze di queste famiglie, ma anche quelle dell'intera città. La ricerca prende il via da molto lontano, dalle «gentes» di spicco della romana Mediolanum, fino a coinvolgere membri delle famiglie che hanno fatto la storia recente del capoluogo lombardo. Una rassegna che, senza esaurirsi in un arido elenco didascalico, coinvolge i Visconti e gli Sforza - il cui castello è il lascito più celebre ma senza dubbio non l'unico degno di nota -, i Borromeo e gli austriaci, famiglie come Belgiojoso, Serbelloni, Bagatti Valsecchi e Poldi Pezzoli, oggi note ai milanesi per i palazzi e le case-museo che da loro hanno ereditato il nome; ma anche esponenti della cultura come i Verri e il Manzoni, fino a coinvolgere gli esponenti della prima industria, del boom economico, della «Milano da bere». Insomma, un'analisi attenta di tutto ciò che di bello delle nostre radici si può ancora vedere e che avvicina questa decima fatica della collana Celip al tema guida: la scoperta dei tesori perduti, dimenticati o solo sottovalutati di Milano e della Lombardia. Perché proprio svelare ai milanesi le bellezze nascoste a pochi passi da casa loro è la missione di Nicola Partipilo, fondatore di questa piccola casa editrice, che si innamorò della città negli anni '50 quando, giunto da Bari, trovò lavoro come fattorino alla libreria Internazionale del dottor Wernli e imparò a conoscere strade e palazzi girando per consegne con la bicicletta. Un sogno realizzato: dal '66 Partipilo si è messo in proprio e ha due librerie che portano il suo nome, una in viale Tunisia 4 e una in via Soderini 2: luoghi privilegiati per raccogliere critiche e consigli dei lettori, molto utili al suo mestiere di editore. Una carriera iniziata con un insuccesso nei primi anni Ottanta: «La moda dell'alimentazione “sana”, diete e prodotti naturali era appena nata e ho pensato di fare una sorta di guida per gli addetti al settore che elencasse tutti i titoli in commercio sull'argomento - ricorda Nicola Partipilo -. L'ho chiamato "L'alimentazione: i mille libri più uno". Due anni di lavoro per non vendere nulla». Ma il successo arrivò subito dopo con il volume «Sapessi com'è strano conoscere Milano» con testi di Enzo Jannacci e interviste a milanesi (di nascita o d'adozione) celebri, dando origine a una tradizione che, assicura l'editore, non ha ancora esaurito gli argomenti da trattare. Anzi, è già in lavorazione una nuova opera sulle cascine lombarde che, come vuole la consuetudine, arriverà in libreria in occasione del prossimo Natale.