Milano Greta Garbo e il suo stile misterioso alla Triennale

Lo stile può anche non finire in copertina. Lo stile può anche alimentarsi di silenzi. Lo stile può anche essere la bellezza dell’assenza. Così fu per la diva, anzi, per «la Divina» Greta Garbo (1905-1990). Un fremito del sopracciglio, un lento incedere, un monosillabo le bastavano per riempire la scena e per far traboccare di passione milioni di ammiratori e ammiratrici. S’intitola «Il mistero dello stile» la mostra a lei dedicata che si apre oggi alla Triennale di Milano (viale Alemagna, 6) e proseguirà fino al 4 aprile, per poi trasferirsi, da maggio a settembre, al museo Ferragamo di Firenze. Curata e organizzata dalla Salvatore Ferragamo, la rassegna, allestita dello scenografo Maurizio Balò, vuole svelare, attraverso i suoi abiti, l’intimità della star. Esposti alcuni costumi da film, recuperati da istituzioni, musei e collezionisti privati, dopo la dispersione dei magazzini della Metro Goldwin Mayer. Spiccano fra gli altri l’abito con scollo ricamato indossato in Inspiration (La modella, 1931), e quello preparatole per La regina Cristina (1933). Una sezione è dedicata al volto della Garbo, il più intenso e affascinante della storia del cinema. Salvatore Ferragamo e la Divina s’incontrarono per la prima volta nel 1927 a Hollywood. Nell’agosto del ’49 i due si rividero a Firenze. Greta entrò in negozio calzando un paio di sandali dalle suole di corda: «Non ho scarpe e voglio camminare». Ferragamo creò per lei un’intera serie di calzature. L’anno dopo la rivista Variety la nominò migliore attrice della prima metà del secolo. Le restavano da vivere quarant’anni. Li trascorse nell’anonimato. Mentre tutto il mondo s’interrogava sul mistero del suo stile.