Milano ha la febbre del sabato sera

Giacomo Susca

Milano capitale del divertimento con un numero sempre maggiore di milanesi assidui frequentatori di piste da ballo e luoghi di svago. A ribaltare la figura della metropoli tutta fabbriche e uffici è uno studio dell’università Bocconi su iniziativa della Camera di Commercio. La ricerca porta un titolo che è già un programma - «Le specificità della classe creativa a Milano: sfruttare i punti di forza della città per supportare i creativi» -, combinando dati del censimento Istat e classificazioni Siae a partire dal 1991. Nel giro di una decina d’anni Milano ha conquistato il primato delle discoteche e dei night club togliendo il posto che era di Roma nelle abitudini dei «Tony Manero» d’Italia, ospitando il 5,66% degli esercizi sul totale nazionale del settore (con una crescita quasi del 2 per cento rispetto al passato).
Il capoluogo lombardo esce bene dal punto di vista dell’intrattenimento, considerato in ogni suo genere sia teatrale che musicale. Tiene, infatti, la seconda posizione su scala nazionale per numero di rappresentazioni nei teatri, con il 9,13% degli eventi portati in scena (contro il 9,64% della Capitale). Regge, dunque, il teatro a Milano (solo -1% in dieci anni), ma la tendenza nel Paese è la diminuzione di spettacoli e palcoscenici attivi. E la fase di assestamento prosegue se si guardano le cifre del 2003. Un’altra buona notizia è il freno al declino del «vecchio» circo e degli spettacoli itineranti: saliti dal 7 per cento del ’91 all’8,4% del 2001. La ventilata crisi di pubblico al cinema si riflette nel calo delle sale, che nel ’91 rappresentavano l’8% del totale nazionale mentre le ultime rilevazioni del 2004 le ridimensionano al 4,46%, lasciando Milano dietro Roma (quelle del 2001 le davano ancora al 6,72%). Sempre meno anche i giorni di programmazione su base annua, scesi dal 7,78% al 6,29% in dodici anni.
A tracciare un bilancio del sistema è Rudy Citterio, presidente dei sindacati Locali da ballo Epam-Unione del Commercio: «La Milano della notte è una città viva, che ha corso in questi anni grazie agli imprenditori che hanno saputo catturare quella fetta di pubblico vicino al mondo della moda, adeguandosi alle esigenze dei milanesi, da sempre molto attenti all’evoluzione dei gusti». Cambia, intanto, l’aspetto dei locali cittadini. «Molti bar e ristoranti - fa notare Citterio - hanno aperto al loro interno sale da ballo, offrendo, insieme al classico servizio, spettacoli musicali e altre forme di intrattenimento». Un settore che, a differenza del cinema, non ha risentito «della concorrenza di altri media e di una congiuntura economica ultimamente non certo euforica».