Milano ha il record dei reati ma il governo nega i rinforzi

Chiara Campo

Come volevasi dimostrare. Il teorema del sindaco, che giovedì dopo l’incontro a Roma col ministro dell’Interno Giuliano Amato si è detta «preoccupata per la sicurezza in città», sostenendo che «il governo sottovaluta la situazione» perché non manda rinforzi sul territorio, ha trovato - purtroppo - una prova schiacciante ieri nella fotografia scattata dal Rapporto Censis. Che piazza Milano in testa alle province italiane col maggior numero di reati. Nel 2005, ne sono stati denunciati quasi 270mila, più che a Roma (poco più di 240mila), Torino e Napoli. Se si calcola il numero di reati ogni 100 abitanti, la classifica è guidata da Rimini e Bologna, col 7,9 per cento, ma subito dopo viene ancora Milano - col 7 per cento - seguita da Genova, Torino e Roma. «L’incontro con il ministro Amato non è stato soddisfacente - ha ribadito ieri Letizia Moratti -. Milano, ma anche gli altri Comuni, sono preoccupati per il ridimensionamento dell’organico delle forze dell’ordine. Noi anzi continuiamo a chiedere 500 uomini in più, e speriamo che la manovra da questo punto di vista sia modificata in fase parlamentare». Rincara la dose il vicesindaco Riccardo De Corato: «Il fatto che a Milano ci siano tanti reati dovrebbe indurre il governo a fare quanto abbiamo chiesto. Il livello di sicurezza si è decisamente abbassato perché non ci sono abbastanza agenti in relazione alla quantità e alla qualità dei reati». De Corato cita anche «le decine di gazzelle inutilizzate perché non ci sono i soldi per ripararle, e ciò significa meno controlli sul territorio», oppure i due commissariati di via Primaticcio e via Platone «pronti da un anno e ancora chiusi perché «non ci sono poliziotti da metterci, e dobbiamo pagare i vigilantes perché controllino di notte le due strutture chiuse: un paradosso». La situazione, conclude, «è grave e non si può lasciare all’amministrazione il dovere di segnalare tutti i giorni le criticità. Ma col governo Prodi sul versante della sicurezza siamo all’anno zero».
Il Rapporto rileva inoltre che a differenza di quanto avviene ad esempio nel Regno Unito e in Francia, dove i due terzi degli immigrati si insediano nell’area londinese e il 40% in quella parigina, in Italia gli extracomunitari sono meno concentrati nelle grandi aree metropolitane: a Milano e Roma la quota sulla popolazione ancora non supera il 9%, «anche in relazione alle difficoltà di accesso all’alloggio». Sulla crescita strutturale, infine, che il Censis definisce «un piccolo silenzioso boom», il presidente dell’Unione del commercio Carlo Sangalli ammette: «Una ripresina c’è, almeno ce lo auguriamo, ma è importante che venga consolidata. E temo che questa Finanziaria la rallenterà».