Milano per i turisti? Una vacanza a ostacoli

Il primo inconveniente in albergo: prolungano il soggiorno e la tariffa lievita: «Perché? Ci hanno detto che era l’ultima camera»

Il treno per Basilea è partito da oltre un’ora. Milan controlla i biglietti: «Oh no, era alle 15.25». Niente di grave però: «Non saresti riuscita a vedere il Cenacolo» dice alla moglie Jacqueline che ormai non ci sperava più. Si conclude così l’avventura di due coniugi canadesi che per quattro giorni hanno vissuto i mille disagi di una città semideserta e poco pronta ad accogliere i turisti stranieri.
Sabato: l’arrivo. I due arrivano alla Stazione centrale alle 21 e bloccano un taxi: «Ci ha detto che il nostro hotel era vicino - dice Milan - e che ci conveniva andare a piedi». I due si mettono in marcia con il solo ausilio del loro fiuto perché «in stazione non abbiamo trovato neppure una mappa». Girovagano per circa un’ora, anche se il loro hotel è a un centinaio di metri in linea d’aria. Milan decide allora di chiedere aiuto al primo albergo che incontrano e riceve in omaggio una preziosa cartina. Al loro arrivo, dopo le dieci, li attende una sorpresa: «Avevamo prenotato una doppia per una sola notte - spiegano - al costo di 65 euro. Abbiamo scoperto che la tariffa per le notti supplementari era di 85 euro». La motivazione? «È l’ultima stanza rimasta libera». Tariffari? Neanche l’ombra. Marito e moglie sono troppo stanchi per protestare.
Domenica: l’ufficio informazioni che non c’è. Per prima cosa, in mattinata, Milan e Jacqueline tornano in stazione per prenotare treno e albergo per Basilea, prossima tappa europea. La loro attenzione è subito attirata dall’enorme scritta «Informazioni». In mente hanno il modello tedesco: personale che parla un inglese fluente e pronto a dare ogni tipo di informazioni sulle varie possibilità di sistemazione. La realtà, però, non corrisponde esattamente alle aspettative: «In inglese stentato mi hanno spiegato che lì non fornivano informazioni turistiche». Per i due comincia una mini-gimkana tra code, strani idiomi (tra cui Milan, cultore dell’esperanto, si destreggia abilmente) e signorine che gesticolano dietro un vetro. Usciti vincitori da questa prima sfida, si lanciano verso il centro della città. Ultimo scoglio da superare il biglietto della metropolitana. In una Caiazzo deserta l’unica presenza sono i distributori automatici che accettano solo moneta. La caccia al tesoro nelle tasche fortunatamente dà i suoi frutti. La mattina trascorre piacevolmente, tra una messa in Duomo, un giro in Galleria e il CitySightseeing - «veramente ben organizzato» -, il veloce pranzo in via Dante (una pizza a otto euro, una bevanda a quattro e «un ottimo servizio che, abbiamo scoperto, in Italia si paga»). Con rinnovato entusiasmo, poco dopo le 15, Milan e Jacqueline si dirigono verso il Castello sforzesco: «I musei sono chiusi, tornate domani» è il laconico messaggio che ricevono all’ingresso.
Lunedì: tutto chiuso. Peccato, però, che il lunedì sia il giorno di chiusura di quasi tutti i musei milanesi, Cenacolo compreso. Milan e consorte passano metà giornata alla scoperta di questa semplice verità che nessuno ha voluto svelare loro.
Martedì: la partenza. Ieri la ricompensa finale: visita al Castello, alla chiesa di San Lorenzo (poco prima che, all’una, il custode gridasse «Si chiudeee», mettendo in fuga i pochi turisti in visita) e all’agognato Cenacolo, addirittura senza nessuna prenotazione. Jacqueline, gli occhi ancora pieni della bellezza dell’Ultima Cena, sorride: «Doveva andare così». Prossimo treno per Basilea alle 17.08.