Milano, indagata la Moratti

Inchiesta su un centinaio di consulenze di manager. Perquisito Palazzo Marino. Il centrodestra: &quot;Massima solidarietà a Letizia&quot;. L'assessore Sgarbi: &quot;Indagate anche me&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=224123">Il sindaco: &quot;Sono serena, rifarei quelle scelte&quot;</a></strong>

Milano - C’è una signora calabrese, Carmela Madaffari, già allontanata dai vertici della Asl di Locri per presunte irregolarità di bilancio, che a Milano è dirigente responsabile della direzione centrale Famiglia per il Comune. Retribuzione: 217mila euro lordi l’anno. C’è il fotografo ufficiale della campagna elettorale dell’allora candidato sindaco Letizia Moratti, entrato poi nell’ufficio stampa del primo cittadino: 80mila euro. Un neodirigente di Palazzo Marino che nel proprio curriculum vantava come esperienza professionale quella di aver lavorato nella comunità di San Patrignano. Assunto a 244mila e 270 euro. Ci sono poi 10 dirigenti del Comune di Milano che sarebbero stati costretti a rinunciare al proprio incarico, e un fiorire di assunzioni (un centinaio di consulenti che a scadenza costeranno oltre 9 milioni di euro), su cui indaga da mesi la Procura di Milano. Così, ieri, Guardia di finanza e carabinieri hanno perquisito gli uffici del Comune e notificato cinque avvisi di garanzia: a Letizia Moratti (abuso d’ufficio a fini patrimoniali), al direttore generale ed ex sindaco Giampiero Borghini, (concussione, abuso d’ufficio e truffa aggravata), al vicedirettore generale Rita Amabile (concussione), all’ex direttore centrale delle risorse umane, Federico Bordogna (concussione), e al capo di gabinetto della Moratti, Alberto Bonetti Baroggi (truffa aggravata).
Secondo gli inquirenti, parte della direzione pubblica (per gli investigatori «la memoria storica di Palazzo Marino») sarebbe stata azzerata per lasciare spazio a una pletora di consulenti scelti sulla base non di criteri professionali, ma «politici». Indagata la Moratti, dunque, perché a lei spettava la scelta dei candidati. Borghini, Bordogna e Amabile, perché avrebbero fatto pressione sui funzionari allontanati affinché rinunciassero all’incarico, costringendoli a decidere in tre giorni. Dal 29 al 31 agosto 2006, quando venne loro comunicata l’intenzione di non rinnovare il contratto in scadenza il 5 settembre. Secca l’alternativa: o la pensione in cambio di incentivi o un demansionamento con un taglio dello stipendio. «Quelle dimissioni - scrive il pm Alfredo Robledo nel decreto di perquisizione - sono frutto di indebita costrizione». Il reato di truffa, infine, riguarda il doppio incarico che Borghini e Baroggi avrebbero avuto in Comune e in Regione.
Una bufera su Palazzo Marino e i suoi vertici. «Il sindaco e il direttore generale - conclude il magistrato - hanno dato impulso ed esecuzione» al sistema delle consulenze, ed «esistono gravi indizi che ciò sia avvenuto in violazione di legge». Una tesi che spinge il centrosinistra a chiedere un chiarimento in aula, ma contro cui si schiera il centrodestra milanese. «Le forze politiche della maggioranza - scrivono i consiglieri di centrodestra - esprimono massima solidarietà al sindaco». Così anche il governatore della Lombardia Roberto Formigoni, che si dice «assolutamente convinto che presto potrà dimostrare la sua totale estraneità ai fatti contestati». Infine Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura, rilancia. «Chiedo di essere indagato anch’io, perché per prendere consulenti non avrei considerato fra i requisiti che fossero laureati».