Milano, l’Aquila e quel sassolino nella scarpa

MilanoCi sono stati anni in cui la sfida tra l’Aquila e l’Amatori Milano era una delle «classiche» del nostro rugby. Poi il rugby milanese è stato inghiottito dal Grande Sonno, l’Amatori dissolta, il resto della città che campicchiava. Domani, a undici anni dall’ultima sfida, Milano torna ad affrontare l’Aquila. Perché ciò avvenisse è stato necessario che il progetto di ricostruzione della gloriosa Amatori prendesse forza e decollasse tra entusiasmi e speranze, ma anche difficoltà e scetticismi.
Oggi l’Amatori Milano è tornata in serie A - ad un passo dal Gotha nazionale costituito dal Top 10 - solo grazie alla fusione con il Brescia, che con le sue forze non riusciva ad andare avanti. Questa scorciatoia ha fatto storcere il naso a più d’uno. Ma, nelle cinque giornate di serie A disputate finora, l’Amatori - allenata dall’ex azzurro Marcello Cuttitta, «uno dei 100 migliori giocatori del XX secolo» secondo la stampa internazionale - ha dimostrato sul campo il suo buon diritto a stare in serie A. Quarto posto in classifica, una discreta qualità di gioco e soprattutto la sensazione di uno spogliatoio compatto e desideroso di crescere. Tanto che il vero nodo ancora irrisolto riguarda la città, la sua incapacità - almeno finora - di esprimersi nel rugby con la R maiuscola: Milano ha quattro squadre, un movimento giovanile entusiasta, ma non riesce a fare il salto di qualità. All’Amatori sognano un Guazzini in salsa milanese, un businessman creativo in grado di ripetere sotto la Madonnina il miracolo che a Parigi ha fatto del rugby lo sport più mediatico e modaiolo del momento.
Intanto si va all’Aquila, sapendo che sarà dura - gli abruzzesi sono primi - «ma sicuri di andarcela a giocare alla pari e senza timori», come dice Cuttitta. Che domani potrebbe togliersi il sassolino che gli balla nelle scarpe chiodate da quella volta che l’Aquila e la federazione, per intralciare il suo trasferimento all’Amatori Milano, lo costrinsero a stare fermo quasi due anni.