Milano, l’ultimo omaggio a Leopoldo Pirelli

Alla funzione una folla di amici, imprenditori, politici e architetti

L’estremo saluto a Leopoldo Pirelli l’ha pronunciato Mons. Giovanni Mercandalli, il ricordo di un industriale marinaio amante dalla vita e della libertà. «Citava spesso Sant’Agostino - ha ricordato Mons. Mercandalli - lo citava da agnostico curioso della fede e certo che la morte non fosse altro passaggio, l’ultima traversata come gli piaceva dire con una metafora da marinaio che aveva letto i vangeli specie San Marco e le loro storie di “sommersi e di salmenti”», un tema caro anche a Sant’Ambrogio. La musica di Bach accompagnata dal coro dell’Orchestra Verdi e diretta da Ruben Jas ha fatto corona con un requiem di Puccini a una cerimonia semplice e suggestiva, scandita dalle letture delle nipoti, particolarmente toccante quella dell’ultima figlia della sorella maggiore di Pirelli, tratta da una poesia di Paul Claudel.
Mons. Mercandalli ha citato - ricordando l’uomo e la sua capacità di comunicare, di essere generoso e riservato amante del sociale - anche Montale, Platone, Sant’Agostino, Padre Turoldo e il Cardinale Martini. Così i milanesi hanno dato il loro addio a un nome che tanta parte è stato nella storia della città: in fila i volti di Mario Monti, Guido Artum, Gad Lerner, Federico Falck, Pietro Marzotto, Salvatore Ligresti, Luigi Caccia Dominioni, Piero Serra, i Brion, Carla Venosta, Marina e Vittorio Gregotti. Accanto alla figlia Cecilia il marito Carlo Scognamiglio, Rosellina Archinto (la compagna di una vita dopo la morte della moglie Giulia Ferlito), Alberto e Giovanni Pirelli, Marco Tronchetti Provera e Afef, Milly, Massimo e Marco Moratti e il prefetto Gian Valerio Lombardi, Carlo Sangalli, Piero Bassetti, Isabella Bossi Fedrigotti, Jody Vender, Carlo Barassi, Carlo De Benedetti.
Dopo il funerale celebrato a Portofino, dove Pirelli aveva deciso di trascorrere gli ultimi giorni da ammalato sereno ma che non si faceva illusioni, la commemorazione in Sant’Ambrogio ha significato la consapevolezza di uno strettissimo rapporto, scandito dalla creazione del grattacielo Pirelli, del villaggio operaio della già Pirelli-Bicocca e dalla passione per una squadra di calcio come il Milan che aveva visto i Pirelli tra i suoi fondatori (un gonfalone della Società calcistica era lì a ricordarlo a fianco dell’altare) da un ruolo imprenditoriale che non si tirava indietro nel mischiarsi a iniziative culturali e artistiche: la Scala, l’Orchestra Verdi, le mostre e l’editoria. Nel portico della Basilica si è creata una lunga fila di amici, imprenditori, architetti, politici tra i quali Giorgio La Malfa, Franco Amatori, Anna Crespi Morbio, Puri Negri, Carla Venosta, Pupi Solari, Elio Catania, Gerardo Braggiotti, Loro Piana, Giuseppe Morchio e Gabriele Galateri.