Milano migliora e l’ultima classifica le rende giustizia

(...) per il mix di servizi, cultura, produttività, reddito, sicurezza. Rispetto al rilevamento precedente guadagna ben 23 posizioni, passando dal 44° posto al 21°, Roma scivola dal 47° al 51°. Far funzionare le metropoli è mestiere faticoso, sia per chi amministra, sia per chi è amministrato ed è evidente che nei grandi centri si manifestano tensioni e problemi che nelle città di 100 o 200mila abitanti hanno meno forza dirompente.
Ebbene, Milano non solo rispetta i suoi obblighi di «capitale morale», ma migliora le posizioni, anzi si produce in uno scatto significativo, che arriva dopo una lunga e generale congiuntura economica negativa. Non è poco, soprattutto se si considera che i lacrimosi cantori del presunto «declino italiano» indulgevano spesso - qualcuno ancora piange – sulla perduta capacità milanese di indicare traguardi e di trainare. La malafede politica era intuibile, oggi diventa, grazie a un’indagine documentata, palese. La melanconica retorica del declino raffigurava Milano come una città dura e inceppata, incardinata su un modello politico di corto respiro, foriero di asprezze e disarmonie sociali. Balle, bufale interessate. È evidente che non bisogna sedersi sugli allori di una graduatoria, tutto è perfettibile e bisogna conservare la capacità di superarsi, nonostante la gelata programmata con la finanziaria. E mantenendo intatte la capacità e l’attitudine di mugugnare. Non stasera, però, quando si brinderà all’anno nuovo.