Milano, minacce per i negozianti che lavorano I centri sociali: "Chiudete o ve ne pentirete"

Circa 4mila saracinesche alzate dopo il via libera del Comune. Ma gli antagonisti minacciano: &quot;Chiudete o sarete puniti&quot;. Assolombarda: &quot;Isolare i vandali&quot;. Ma Pisapia: &quot;Crociata ideologica della giunta&quot;<br />

Oggi saranno al lavoro 4mila negozianti. Ma su ognuno di loro pende una minaccia: quella dei centri sociali che annunciano disordini e mobilitazioni. «Chiudete o ve ne pentirete» è il messaggio che gli autonomi lanciano ai commercianti. «Vi ricordate il 2004? Anche allora - si legge nel testo diffuso tra i negozianti dai seguaci di San Precario - tentaste di scippare la festa dei lavoratori e San Precario fece sentire la sua rabbia: picchetti e chiusura immediata delle attività aperte. Ma san Precario può anche farvi ravvedere e aiutarvi a prendere la decisione più giusta. Non tenete aperti i vostri esercizi commerciali, altrimenti verrete sanzionati». Già la tensione era alta, dopo le polemiche tra il Comune e i sindacati (in particolare la Cgil) sull’apertura dei negozi.

Ora i toni si fanno ancora più aspri e i disordini sembrano quasi assicurati durante il corteo del Primo maggio. «Quello dei precari - interviene il vicesindaco Riccardo De Corato - è un avvertimento mafioso. Ecco come intendono la libertà di impresa gli amici di Giuliano Pisapia». Parla di clima da anni Settanta l’assessore alle Attività produttive Giovanni Terzi: «Rabbrividisco leggendo la dichiarazione di San Precario. Queste minacce rivolte agli stessi lavoratori o ai negozianti sono vergognose e fanno ripiombare la città a un clima e alla lettura di parole che speravamo di non sentire più». Terzi, che nei giorni scorsi è stato caldamente invitato dai sindacati a non farsi vedere al corteo, non si lascia intimorire e sarà in piazza come ogni anno.

«Sarà presente per rappresentare il Comune di Milano - scrive il sindaco Letizia Moratti in una nota - e manifesterà nonostante gli avvertimenti e gli inviti a restare a casa da parte di chi pensa che la Festa del lavoro sia il patrimonio di una parte e non di tutti. Invitarlo a restare a casa rappresenta una provocazione, una scelta incomprensibile che rischia di alimentare gesti fuori luogo e un’offesa ai dettami della Carta costituzionale». Lo sfidante della Moratti, Giuliano Pisapia, sostiene che con l’apertura dei negozi sia stata fatta «una crociata ideologica per mettere sotto attacco un simbolo dei diritti dei lavoratori come il primo maggio».

E appoggia i sindacati: «È stato usato in maniera strumentale l’argomento della crisi, sapendo perfettamente che non è così che si devono affrontare i problemi dell’occupazione e del rilancio dell’economia di Milano». Fatto sta che un atteggiamento del genere ha legittimato, ancora una volta, i centri sociali a scendere in piazza. E, visti i precedenti dei cortei del primo maggio degli anni scorsi, non c’è da aspettarsi nulla di buono.

De Corato chiede la massima allerta al questore e al prefetto. Con tutta probabilità non mancheranno le scritte sui muri e gli imbrattamenti spray: per questo anche Assolombarda chiede che «nel corteo vengano isolati i vandali». «Con la solerzia con cui si è indagato su Lassini - sbotta Fabrizio De Pasquale, consigliere Pdl - si indaghi e si tengano d’occhio gli autori delle scritte sui muri contro le forze dell’ordine e i politici. Pisapia dica ai suoi di stare buoni».