Milano-Mongolia su una Panda rossa dell’86

da Milano

Qualcuno li chiamerebbe fuori di testa. Per altri, invece, sono solo inguaribili romantici. Di certo, a spingere i quindici equipaggi italiani che ieri sono partiti dal Castello Sforzesco di Milano per la quinta edizione del Mongol Rally, è un grande amore per l’avventura.
Oltre alla voglia di riscoprire il fascino dei viaggi di una volta, quando il gps era fantascienza e gli imprevisti erano in agguato dietro ogni angolo. Il regolamento della manifestazione, infatti, è semplice: si tratta di percorrere circa 16mila chilometri, dall’Europa (oltre che da Milano, si parte anche da Londra e Madrid) fino a Ulan-Bator, capitale della Mongolia, attraverso deserti, montagne e una miriade di frontiere che molti stenterebbero e rintracciare sul mappamondo. Il tutto a bordo di utilitarie con una cilindrata massima di 1.000 cc, senza alcuna assistenza e scegliendo autonomamente l’itinerario da seguire per arrivare a destinazione.
Una bella sfida, insomma. Alla quale ha voluto rispondere anche Alessandro Coggi, presidente e amministratore delegato di Goodyear Dunlop Italia, al via insieme alla moglie Antonella su una Panda rossa del 1986. «I viaggi avventurosi sono sempre stati una mia passione - ci ha raccontato Coggi prima del via - ma l’idea di partecipare al Mongol Rally è nata solo l’anno scorso, mentre mi trovavo con mia moglie in un resort greco. Sdraiati sul bordo della piscina, ci siamo detti: “Siamo ancora troppo giovani per vacanze così tranquille”. E quindi eccoci qui, pronti a vivere un'esperienza emozionante».
E, in effetti, emozioni e imprevedibilità sono tratti distintivi del rally fin dall’edizione d’esordio del 2004, quando furono solo sei i «pionieri» che lasciarono Londra alla volta della Mongolia. Oggi, invece, i team al via sono in totale 300 e il crescente interesse suscitato in tutta Europa ha spinto gli organizzatori a moltiplicare le sedi di partenza, affiancando alla capitale inglese prima Madrid e, da quest’anno, anche Milano. Non solo avventura, comunque. Il Mongol Rally, infatti, è anche solidarietà. «Ogni team deve raccogliere almeno mille sterline, circa 1.300 euro, da destinare a progetti sociali attivi nei Paesi attraversati dalla gara - ha spiegato Coggi -: gli equipaggi italiani hanno scelto di supportare il Cesvi, un’organizzazione umanitaria impegnata in favore delle donne afghane. E non è tutto: le stesse auto verranno lasciate in Mongolia, dove altre Onlus provvederanno a venderle e a devolvere il ricavato alle popolazioni locali».