Milano, il monito di Scola: "Da sempre è una città d'incontro con l'altro"

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Il nuovo arcivescovo che prende il posto di Dionigi Tettamanzi parla alla città ricordando che &quot;Milano è crocevia di incontro con l'altro&quot;
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Milano - La cerimonia con cui Angelo Scola si è insediato al posto di Dionigi Tettamanzi è stata sottolineata da un'omelia in cui l'arcivescovo ha parlato di crisi economica e ha esortato i fedeli a credere nella forza di Dio.

"Nei vent'anni del mio ministero episcopale, ho avuto dolorosa e crescente conferma che gli uomini e le donne delle generazioni sembrano sopraffatti dal 'mestiere di vivere'. Normalmente non sono contrari al senso cristiano dell'esistenza, ma non riescono a vederne la convenienza per la vita quotidiana loro e dei loro cari. D'altra parte la Chiesa non puo' prendere a pretesto, per attutire la necessità di fare i conti con questo giudizio, il travaglio proprio della convulsa transizione in cui siamo immersi, che ha nel male oscuro della cosiddetta crisi economica, finanziaria e poli tica la sua palese espressione", ha affermato. Scola si è anche soffermato a parlare dei "capi", ovvero di chi gestisce e rappresenta la società. "Siete convenuti qui oggi-ha detto Scola-, da ogni parte della nostra vasta diocesi, per accogliere il nuovo pastore. Con semplicità permettetemi di far mie le parole della Lettera agli Ebreì: Obbedite ai vostri capi, state loro sottomessì. Queste parole a prima vista ostiche, se messe a riparo dai nostri limiti, dicono libertà, perché essi vegliano su di voi e devono renderne conto, affinché lo facciano con gioia e non lamentandosì".

Poi Scola ha ricordato figure di Papa Montini, Wojtyla e Ratzinger. Per il suo nuovo compito l'arcivescovo ha chiesto l'aiuto di tutti i milanesi. "Ho bisogno di voi, di tutti voi - ha detto - , per poter svolgere nella gioia e nel lamento questo gravoso compito di cui, ne sono ben consapevole, dovrò rendere conto. Per questo cercherò di far mie le parole che il Santo Padre ha rivolto a me e ai Vescovi ausiliari mercoledì scorso consegnandomi il Pallio: l’Arcivescovo viene da Milano e tutto il suo cuore sarà per Milano.

E Scola si è anche scusato con i fedeli se la Chiesa non ha saputo capirli in passato e nei momenti difficili. "Se non vi abbiamo compresi... se non siamo stati capaci di ascoltarvi come si doveva, oggi vi invitiamo: Venite ed ascoltate''. Infine Scola ha esortato i cristiani di tutta milano a ritrovare la forza per andare avanti nell'amore fra genitori e figli, fra uomini e donne, annunciando un appuntamento importante per la prossima primavera. "Nel dono totale di sè, reso possibile dalla sequela di Gesù, la vita fiorisce. Tanti di voi madri e padri, sposi, sacerdoti e consacrati... insomma, tutti coloro che amano veramente lo sanno bene. L'ottavo incontro mondiale delle famiglie del maggio prossimo, in cui avremo il dono della presenza tra noi di Benedetto XVI, ci consentirà di riflettere sul significato dell'uomo-donna, del matrimonio, della famiglia e della vita".

 

San Eustorgio Nel primo pomeriggio il Cardinale Angelo Scola ha fatto il suo ingresso ufficiale nella diocesi. Davanti alla basilica di Sant'Eustorgio numerosi fedeli attendevano dalle prime ore del pomerisggio l'arrivo dell'arcivescovo. Scola dopo aver salutato il sindaco Pisapia è entrato nella basilica per pronunciare il suo primo intervento ufficile. "Quest’assemblea di fedeli, anche grazie alla vostra presenza, esprime visivamente il volto della nostra amata terra: Milano, la terra di mezzo, da sempre crocevia di incontro con l’altro. Spesso doloroso, talora violento ma, per finire, sempre accogliente" ha affermato Scola.

L'arcivescovo di Milano ha ricordato l'importanza della comunità milanese per la Chiesa, anche nel passato. "Sono molto lieto di incontrarmi con voi in questo luogo sacro-ha affermato- che, fin dai primi secoli, ha visto catecumeni ricevere il santo Battesimo. Qui si custodisce la memoria viva dei martiri milanesi. Da qui prende avvio il ministero degli arcivescovi. Tutta la Chiesa ambrosiana è grata a Dio perchè il sì di più di 200 catecumeni provenienti da Milano e da tutti i continenti la riempie di speranza. Gli uomini e le donne di ogni età e condizione, quanti sono nati nelle nostre terre e quanti vengono ad abitarvi, possano con sorpresa, come l’uomo delle parabole, incontrare attraverso di voi, Colui che ha detto se vuoi essere compiuto, cioè felice, vieni, seguimi e sarai libero davvero".

Il cardinale chiama i cristiani alla testimonianza: "Come ogni vera relazione d’amore il rapporto con Cristo domanda sacrificio. Ce lo testimonia il significativo gesto del dono della terra benedetta, memoria dei martiri, che ricorda all’Arcivescovo la natura della sua missione. La testimonianza è il nostro martirio quotidiano. A questo Voi siete chiamati da subito, non occorre attendere. Il catecumeno è già un testimone. Il vostro Arcivescovo allora Vi indica la strada: vivete in prima persona questo ininterrotto dialogo tra Gesù e la vostra libertà, comunicatene i frutti a tutti i membri della comunità cristiana, così che essa possa lasciar trasparire sul suo volto Cristo, luce delle genti".