A Milano non basta ricordare: dalla Shoah alla difesa di Israele

In tremila sfilano da San Babila a piazza Duomo. Il corteo è trasversale: An e Forza Italia accanto ai Ds. Poi un presidio sotto l’ambasciata iraniana contro «il nuovo pericolo negazionista»

Shoah, voce del verbo ricordare. Imperativo per i milanesi che, dietro il gonfalone di Palazzo Marino, sfilano lungo corso Vittorio Emanuele. Tremila cittadini che non dimenticano e, soprattutto, come dice il rabbino Alfonso Arbib, non vogliono che «la memoria sia un reperto archeologico». E, infatti, il corteo della Giornata della Memoria ambrosiana non è all’insegna della retorica, nonostante sarebbe impresa facilissima esserne preda.
«Noi, ci assumiamo oggi la responsabilità di dire che quello che è accaduto non accada mai più. Questo è combattere l’antisemitismo di ieri e anche di oggi» precisa il vicepresidente della comunità ebraica Yasha Reibman. Già, i tremila che si sono dati appuntamento in piazza San Babila - il corteo ha poi raggiunto piazza Duomo, dove c’è stata la commemorazione ufficiale - sono tutti uniti «non solo nella memoria ma anche per il presente di Israele» chiosa il presidente del consiglio comunale Manfredi Palmeri.
L’antisemitismo di ieri è quello di oggi, senza se e senza ma: «Siamo davanti a un nuovo pericolo negazionista e per questo invitiamo tutti a venire con noi, in piazza Diaz, sotto l’ambasciata dell’Iran che vuole distruggere Israele» invita Reibman dal palco. Seguito della manifestazione «ufficiale» perché «sia chiaro che le falsità di chi nega la Shoah, in città trovano un netto rifiuto» continua il vicepresidente della comunità ebraica. Presenza «naturale conseguenza di ciò che abbiamo detto e fatto in questi giorni e in queste ore» aggiunge Palmeri.
Annotazione sottoscritta anche dal vicesindaco Riccardo De Corato, «è fondamentale esserci perché nessuno dimentichi mai. La trasversalità di questa manifestazione è più che importante, soprattutto ora di fronte alle aberranti dichiarazioni del presidente iraniano». Virgolettato che si concretizza in slogan, bandiere al vento e sei candele «ad memoriam di chi non è ritornato dai campi di sterminio» che brillano in piazza Diaz. «Testimonianza dell’affetto di Milano verso la comunità ebraica, segno di un ricordo che deve essere costante e continuo» spiega l’assessore regionale Piergianni Prosperini. Dichiarazione che si replica all’infinito sotto le finestre dello «Stato canaglia Iran».
Replay uso cronisti ai margini di un corteo ed un presidio che non era ad inviti - e per sua natura non avrebbe potuto esserlo - ma che ha visto destra e sinistra sfilare unite. La delegazione di Forza Italia - composta, tra gli altri, da Maurizio Lupi, Maurizio Bernardo, Antonio Palmieri e Piero Testoni - ha trascorso un pomeriggio a offrire «testimonianza non solo alle vittime dell’olocausto ma anche a sostenere ferma opposizione contro tutti coloro che negano la Shoah e il diritto ad esistere di Israele». «Chi nega pone le basi per ripetere lo sterminio» osserva Guido Gallera, capogruppo consiliare azzurro, mentre i deputati di Forza Italia valutano «positivamente» un pomeriggio passato a sfilare «su certi temi la politica è andata avanti». Giudizio fatto proprio dalla pattuglia ds - guidata da Franco Mirabelli e Marilena Adamo - che marcia «per valori come tolleranza, civiltà e per non dimenticare l’orrore dei campi di sterminio». Applausi della piazza che non «ci sta a negoziare la memoria» urla il presidente dell’associazione ex deportati Gianfranco Maris. Certezza di una Milano che, conclude il vicesindaco De Corato, ha «nel suo dna il dovere di riconoscimento della propria storia, che è quella del binario 21». Storia di ieri da non dimenticare, storia di oggi da non dimenticare: altrimenti? Sarebbe solo un mero esercizio di memoria.