Milano, nuova affittopoli Ecco le liste con i nomi

Dopo lo scandalo degli affitti e delle vendite a prezzi stracciati del Pio Albergo Trivulzio (<strong><a href="/web/files/pat-venduti.pdf">lista delle vendite</a></strong>) tocca alla Fondazione Policlinico di Milano (<strong><a href="http://cloud.ilgiornale.it/web/pdf/elenco_affitti_fondazione_policlinico... affittuari</a></strong>). Il patrimonio vale un miliardo e mezzo ma rende solo 8 milioni<br />

Milano L’affaire affitti a Milano, da qualunque parte lo si guardi, è uno scandalo. Dopo il caso del Comune di Milano, passato agli onori delle cronache per gli appartamenti vista Duomo in locazione a pochi euro al mese, e quello del Pio Albergo Trivulzio, che affitta le sue case a prezzi stracciati a vip, politici, amici, sindacalisti scomodi, ora tocca alla Fondazione Policlinico. Non tanto appartamenti low cost, questa volta, ma sprechi, quelli sì. Nel patrimonio immobiliare del nosocomio fondato da Francesco Sforza, che conta 1946 appartamenti oltre a 143 poderi, se ne contano almeno un centinaio sfitti e un buon numero occupati abusivamente.

Dei quasi 2000 appartamenti dell’ente, che ieri ha diffuso gli elenchi, il 60% è affittato a canoni sociali, il 40% a canone libero. La maggior parte del patrimonio si trova a Milano (1638 alloggi), il resto è sparso tra le province di Milano, Lodi e Varese. Un tesoro stimato in un miliardo e mezzo di euro, che rende 11 milioni di euro di affitti l’anno, al netto 8 milioni.
E dire che questa voce del bilancio potrebbe essere molto più alta se solo gli appartamenti fossero tutti affittati. Quattrocento circa le unità vuote (22%), di cui oltre un centinaio sono appartamenti (pari al 2% del patrimonio), mentre l’ente pubblico non è in grado di quantificare il numero di abusivi. Casi segnalati alle forze dell’ordine dalla precedente amministrazione, che sarebbero oggetto di un censimento commissionato dall’attuale consiglio, che si è insediato da pochi mesi.

Parlare di oltre 100 appartamenti non abitati, su 400 unità vuote, in una città come Milano afflitta da un’eterna fame di alloggi, fa una certa impressione. Le case libere si trovano in periferia, come in Legioni Romane, sia in zone centrali come Chinatown, corso Italia, (vicino all’ Università degli Studi), via Cellini e via Anfossi (in zona Cinque giornate) e nella centralissima via Daverio, a due passi dal Tribunale. Il caso più eclatante? In via Montello, nel cuore di Chinatown: di 129 appartamenti, al civico 6, 49 risultano vuoti mentre 39 occupati abusivamente da persone che non pagano l’affitto. Il discorso vale per via Canonica 77. E lo stesso copione va in scena nell’hinterland: a Tremezzo tutti gli appartamenti di proprietà dell’ospedale sono vuoti, così come a Vernate e a Zelo Buon Persico. Nella maggior parte dei casi - spiegano dalla Fondazione Policlinico - i costi di ristrutturazione degli appartamenti erano troppo alti e le aste sono andate deserte. Per avere una casa della Fondazione in affitto, infatti, bisogna partecipare alle aste: l’ente pubblica l’elenco degli appartamenti disponibili, indicando metrature, canone, che viene stabilito dall’Agenzia del Territorio, e eventuali spese di ristrutturazione. In altri casi, invece, gli appartamenti sarebbero troppo piccoli: monolocali da 25 - 30 metri quadri, che non avrebbero mercato a Milano. Per alcune delle cascine dell’hinterland, invece, l’ente starebbe valutando l’affidamento della gestione all’Aler, l’Azienda Lombarda Edilizia Residenziale, che destinerebbe gli stabili a funzioni sociali.

Ma si parla di aste deserte anche nel caso delle vendite dei trentadue immobili del Pio Albegro Trivulzio, che ieri ha consegnato l’elenco - secondo alcuni consiglieri comunali ancora incompleti - dei beni alienati negli ultimi cinque anni. Uffici, abitazioni, negozi, la maggior parte a Milano - in zone centrali come corso Sempione, viale Regina Margherita, via Senato - ma anche a Casalpusterlengo, Torino, Genova, Codogno, Robecco sul Naviglio, Spino d’Adda. Ad alimentare nuovi dubbi - che starebbero portando verso le dimissioni il presidente dell’ente Emilio Trabucchi e il consiglio di amministrazione - sono la raffica di aste andate deserte, che provocano alla fine a un ribasso della quotazione rispetto alla valutazione dell’Agenzia del territorio, già a un livello minimo rispetto ai prezzi di mercato. E a ottimi affari, per chi è ha la giusta «imbeccata».