Milano, a Palazzo Reale capolavori da Canaletto a Tiepolo

Fino all'11 gennaio in mostra i capolavori della collezione Terruzzi: opere dei due maestri della pittura veneziana del Settecento ma anche porcellane, mobili preziosi e rari, oltre a tanti altri grandi del colore

Potrebbe diventare un museo la grandiosa collezione Terruzzi che si possono ammirare a Palazzo Reale fino all’11 gennaio. Come sua sede il sindaco Letizia Moratti, sentito il ministro Bondi, avrebbe infatti in mente Palazzo Citterio, restaurato a suo tempo dall’architetto Stearling, in vista del recupero delle opere di Brera giacenti in deposito. Angelo Guido Terruzzi si è mostrato commosso al pensiero che la collezione di una vita potesse trovare una collocazione stabile. «Da Canaletto a Tiepolo» è mezzo secolo di collezionismo e di passione che si concretizza in questa mostra, «la più importante collezione privata che rispecchiano un amore per l’arte autentico, in un contesto in cui amore, passione e bellezza sono sempre più rari. La collezione vive di un’identità speciale...» ha proseguito la Moratti durante la presentazione.

L’esposizione a cura di Annalisa Scarpa che si rifà ai due grandi pittori veneziani indica anche nel tema la «Pittura veneziana del Settecento; mobili e porcellane dalla collezione Terruzzi» e il motivo conduttore che la sottende, ossia il ruolo dei privati, l’amore per collezionare argenti, arazzi, dipinti, oggetti di vita quotidiana per un totale di 5000 pezzi, e quindi permette di gettare uno sguardo sul modo di vivere e di pensare della società del tempo. A questa vanno aggiunte 300 opere di varia provenienza. Una sala è dedicata alle porcellane di Sèvres, Meissen e Napoli); in mostra anche un sècrétaire ottocentesco di Francesco Abbiati, mentre le opere di Piranesi merita fanno nicchia a se. L’esposizione milanese presentata dal sindaco Moratti, Angelo Guido Terruzzi, Annalisa Scarpa e Giuseppe Guzzetti, Presidente Fondazione Cariplo, si rivela come un di dizionario pressochè completo delle potenzialità espressive degli artisti lagunari e nomi di fama internazionale.

Tra i lavori in mostra spiccano i cinque Canaletto (1697-1744) e due sale dedicate al Tiepolo (1727-1804). «Capriccio con rovina» del 1723; «Veduta della Piazza San Marco verso la Basilica» e «Veduta del Canal Grande dalla Basilica della Salute verso il Bacino di San Marco», «Capriccio architettonico con grande arco» e «Capriccio architettonico con figure e monumento», queste le opere di Canaletto. Di Gianbattista Tiepolo (padre), poco più che ventenne, si può ammire «Rinaldo e Armida» e «Ulisse scopre Achille tre le figlie di Licomede». «Apollo scortica Marzia» ed «Ercole che soffoca Anteo. Del figlio del grande Maestro, «Minerva entro nicchia con figure allegoriche e lo stemma Valmarana», affreschi su tela, provenienti da Palazzo Valmarana di Vicenza. Giandomenico è testimone anche con «Leontea e la clava di Ercole» e «Due satiri con vaso di fiori» ed «Ercole lotta contro i centauri», ma anche «Ercole ai confini del mondo» e «Tondo con testa di guerriero», provenienti da Palazzo Sandi: due cicli fonte di orgoglio della raccolta.

La collezione Terruzzi si è formata negli ultimi cinquant’anni si è formata sull’onda della grande passione per l’arte classica in tutte le sue forme, tramandata da una generazione. Al di là dei nuclei veneziani, la raccolta si compone di testimonianze che spaziano dalle tavole a fondo oro e dai cassoni rinascimentali fino alle tormentate espressioni paesaggistiche di Magnasco a quelle più trinfali di Giovanni Paolo Panini, fino alla produzione moderna di Severini, De Chirico e Guttuso. Pittura di venduta e pittura di paesaggio quindi, visto che nelle prime sale si possono ammirare otto tempere di paesaggi e vedute di Marco Ricci, diciassette opere di Francesco Zuccarelli, sette quadri di Giuseppe Zais, alle quali seguono cinque Canaletto e altrettante di Bernardo Bellotto. Non manca la presenza di Luca Carlevaljs che cattura l’occhio dello spettatore con sette capricci di Venezia considerate tra le pietre miliari dell’artista.

Accanto al vedutista Johann Richter che si esprime con tre eccezionali vedute di Venezia. Ma interessante è anche la raccolta di un grande dipinto di Bernardo Canal, padre di Canaletto, come due luminosissime vedute veneziane di Hedrick van Lint. Gaspar van Wittel, maestro di molto artisti citati, è presente con tre delicate vedute di Roma, mentre tra i pittori non autoctoni, Antonio Joli e il gardesano importato Giambattista Cimaroli. Rimano impossibile però, non soffermarsi sui lavori di due grandi protagonisti della collezione Teruzzi: Michele Marieschi con «Veduta del Molo» e «Plazzo Ducale» e, due vedute di «Bacino di San Marco verso San Giorgio», ma anche con «Incendio a San Marcuola». Tra Tiepolo e Ricci troviamo sospeso anche Francesco Frontebasso con il trionfale «Banchetto di Cleopatra» che ripercorre i fasti neoveronesi con un linguaggio meno aulico.

Come sottolinea Annalisa Scarpa nel catalogo edito da Skira (pag.352- Euro 40), è tra il Sei e il Settecento che l’acquisto di opere d’arte mostra segni notevoli e innanzitutto si concretizza un mutamento nelle botteghe degli artisti più famosi che si dedicano alla committenza. Gian Antonio Guardi e Pietro Longhi meritano un cenno particolare per il loro stile autonomo: «I due amorini» che decoravano Palazzo Mocenigo a Venezia fanno parte di un ciclo di sette tele. Pietro Longhi continua a essere un narratore puro, un cronista di una società autoreferenziale che non ammette il proprio decadimento. L’ultimo capitolo della mostra riguarda Jacopo Amigoni ritrattista della famiglia reale inglese presente con una trentina di opere.

(Apertura da martedì a domenica 9.30-19,30 e giovedì dalle 9,30 22,30. Lunedì dalle 14 alle 19,30: ingresso 9 Euro e 7 Euro i ridotti. Gruppi studenti Euro 4.50)