Milano, parte la corsa della Moratti «Voglio sdebitarmi con la città»

Il ministro correrà per la Cdl con una sua lista civica. Fra gli «sponsor» Alberoni, Albertazzi, Teocoli e a sorpresa la Pivano

Sabrina Cottone

da Milano

Il ministro piange come una ragazzina, con le lacrime che le vengono giù e le mani che corrono pudiche a coprire il viso. Eccola finalmente Letizia Brichetto Arnaboldi Moratti, a confermare a Milano quel che era ovvio ma non ufficiale e cioè che lei è il candidato sindaco della Casa delle libertà. «Ringrazio tutti i partiti per la pazienza e la compattezza» dice ripensando agli sette mesi di dubbi, chiacchiere, tira e e molla trascorsi da quel giorno di maggio in cui Silvio Berlusconi ha indicato per la prima volta il suo nome. «Non è stata una decisione facile», sospira colei che si prepara al doppio lavoro di ministro e candidato e non intende lasciare a metà l’incarico romano perché «quando ho giurato per entrare nel governo ho preso un impegno che sento il dovere di portare a termine». Lanciarsi nell’ultima avventura non è stato semplice: «Milano meritava e merita una riflessione profonda prima della decisione».
Adesso il dado è tratto e da questa parte del Rubicone trova applausi di soddisfazione e un po’ di sollievo e le mani battono così forte da scuotere anche una lady di ferro allevata al Collegio delle fanciulle nel culto del controllo di sé. «È un calore che mi dà forza e coraggio. Mi emoziona...» e la voce le si strozza. Lacrime nella sala delle grida di Palazzo Mezzanotte, la vecchia sede delle contrattazioni di borsa, il luogo simbolo degli affari e non potrebbe esserci contrasto di luci migliore per definire l’immagine di una donna determinata. Ancora la mozione degli affetti: «Devo molto a questa città e vorrei restituirle quel che mi ha dato. Sono nata e cresciuta qui, a Milano ho studiato e mi sono formata come donna, moglie, madre di famiglia... ». Sorride ai figli seduti in prima fila, quelli che il marito Gianmarco Moratti ha avuto con lei e con la prima moglie, Lina Sotis. Sono scesi tutti insieme da una Chrysler nera, manca solo Gilda, la neosposa che vive negli Stati Uniti, e sono lì a farle da scorta familiare.
La candidata non dimentica gli impegni romani: «La riforma della scuola ha ancora necessità di alcune certezze per la sua piena attuazione. E la riforma universitaria ha bisogno di diverse cose da mettere a punto che avranno ricadute sull’intero sistema». Essere ministro e candidato sindaco di Milano non sarà proprio una passeggiata, l’opposizione già glielo contesta ad alta voce. Lei mostra il suo lato deciso, senza cedimenti: «Sono consapevole che si tratta di un impegno aggiuntivo non facile, lo sosterrò».
Nel comitato promotore ci sono uomini e donne del mondo dell’impresa ma anche della cultura e dello spettacolo, la ragione per cui Letizia Moratti ha voluto una sua lista civica «concordata con i partiti ma che possa dialogare al di là». Tra i nomi dell’elenco di supporter il sociologo Francesco Alberoni, gli attori Giorgio Albertazzi, Renato Pozzetto, Teo Teocoli. A sorpresa anche la scrittrice Fernanda Pivano. «Come donna e come anarchica voglio aiutare una donna a diventare per la prima volta sindaco di Milano» è l’outing della critica letteraria. E poi lo psicologo Claudio Risè, gli stilisti Sergio Tacchini e Marialuisa Trussardi, l’ex rettore della Bocconi, Carlo Secchi, gli industriali Federico Falck e Sergio Dompè, ex uomini di vertice in Confindustria come Stefano Parisi e Michele Perini, esponenti vicini alla Compagnia delle opere quali Massimo Ferlini e Antonio Intiglietta, qualche politico non (o non più) partitico come il riformista Giampiero Borghini, il socialista Ugo Finetti, l’assessore alla Cultura, Stefano Zecchi.
Quelle che si definiscono le reazioni degli alleati sono tutte positive. Lei ringrazia: «Ho grandissimo rispetto per i partiti e mi piace operare con condivisione nell’autonomia». Un po’ quel che accade nel suo rapporto con il presidente del Consiglio: «Berlusconi mi ha sempre dimostrato amicizia e stima e l’ha fatto lasciandomi lavorare con totale indipendenza». È accattivante anche con chi le fa notare che ha scelto il colore viola per il giorno del debutto. Lei, in twin set glicine su gonna prugna, colore moda della stagione, non si scompone. Ancora un sorriso: «Non l’avevo notato. Ma non sono superstiziosa». Credente sì, e forse è un segno che la sua giornata si concluda alla messa degli universitari, a colloquio con Benedetto XVI.