Milano, la passerella apre la strada alle ragazze romantiche

Armani presenta la linea Emporio: «È la collezione per le giovani donne che vogliono divertirsi con la moda». La Ferretti punta sulla semplicità

Daniela Fedi

da Milano

Romantica da strada, fresca e leggera, tutto fuorché leziosa. È questa la donna che emerge dalle passerelle di Milano dove ieri hanno sfilato la bellezza di 16 marchi tra cui Ferragamo, Byblos e Borbonese. Noi siamo riusciti a vederne sei (per la cronaca: Emporio Armani, Just Cavalli, D & G, Philosophy by Alberta Ferretti, Angelo Marani e Dirk Bikkembergs) più la piccola ancorché deliziosa collezione Rohka disegnata da Jan Phin e Maria Restepo. Perciò speriamo di aver raccolto abbastanza elementi per spiegare come ci vestiremo per la primavera-estate 2006, ma l'insensata logistica della kermesse ci costringe ad avere una visione parziale. Come sempre Giorgio Armani ha accumulato una serie di primati che vanno dal maggior numero di modelli in passerella (100 ragazze e 10 maschi: un fiume inarrestabile di sovrumana bellezza fisica) all'impeccabile capacità di adattare i propri progetti alle evoluzioni della moda.
Nata nel 1981, Emporio Armani è storicamente parlando la prima delle cosiddette «seconde linee» o «bridge collection» che dir si voglia. «Piano piano ha preso una sua fisionomia - spiega lo stilista - e adesso è la collezione che dedico alle giovani donne, quelle capaci di divertirsi con la moda inventandosela addosso ogni mattina». Così invece di lasciare che questo tipo di clientela affolli i negozi del vintage e rubi dal guardaroba della mamma i pezzi più significativi, Re Giorgio fornisce con Emporio quanto serve. Ovvero deliziosi abiti e gonnine a volants, piccole giacche e tanti pantaloni (più belli quelli lineari, a uomo, mentre il modello plissettato sembrava troppo visto) che insieme con gli straordinari accessori compongono un'immagine di rinfrescante romanticismo. Così le vendite sono salve (la linea porta il 26 per cento dei 1.671,3 milioni di euro fatturati dal Gruppo nel 2004) e con queste il buon gusto perché in effetti la vera modernità guarda sempre al passato, ma senza alcuna nostalgia. Dello stesso segno la bellissima collezione D & G, tutta bianca come una scena del Giardino dei ciliegi di Cechov nella magistrale interpretazione strelheriana. Le pettinature gonfie e cascanti, l'uso di materiali come pizzo all'uncinetto, sangallo mischiato al cirè, veli plumetis oppure candida batista, in qualche modo ricordavano le meravigliose foto di Sarah Moon. Ma tutto aveva un impatto di forte attualità a cominciare dagli ospiti d'onore: 150 studenti di scuole e università in cui si studia la moda come espressione irrinunciabile del nostro tempo.
Alberta Ferretti per la sua Philosophy ha invece cercato una nuova semplicità che esclude a priori il denim e le cose fatte in qualche maniera per riscoprire l'eleganza perfetta di un intarsio bianco su garza di cotone dello stesso colore o la raffinata malizia del collettino di popeline come sola decorazione.
Più confusa la Just Cavalli nell'esplosione dei colori sudamericani e nelle ridondanti fantasie riprese dai templi di Aztechi e Incas. Ma i fatturati crescono e nel giro di un mese il negozio monomarca di via della Spiga ha raddoppiato gli incassi. Dunque Cavalli ha ragione nel esagerare i suoi stessi stilemi per il pubblico giovane. Fa benissimo anche Bikkembergs nel rispettare la sua intuizione di sviluppare in modo glamour il mondo del calcio. Stavolta l'esagono del pallone diventa stampa, decorazione per i sandali a zeppa o punto di partenza per una nuova silhouette femminilissima dal collo a mezza coscia, maschile sotto. Tutt'altro mondo da Angelo Marani che si è divertito a riproporre lo stile hippy di lusso in auge a Marrakkech negli anni Settanta. «Quando il petrolio costava 3 dollari al barile», sospira lo stilista agganciando i molti, bellissimi gioielli che la modernità impone d'incorporare.