Milano, picchiato e legato medico muore

Malmenato anche il figlio che era nell'appartamento col padre ginecologo: &quot;Erano quattro stranieri con l’accento dell’Est&quot;. La banda aveva una copia delle chiavi della porta blindata. <a href="/a.pic1?ID=220366" target="_blank"><strong><font color="#ff6600">Il primogenito della vittima: &quot;I banditi sapevano cosa cercare&quot;</font></strong></a>

da Milano
Sono entrati usando una copia delle chiavi quindi hanno immobilizzato Marzio Colturani e il figlio Luca, e svaligiato la casa. Dopo un'ora il giovane si è liberato ed è corso dal padre ma l’uomo era agonizzante ed è morto prima dell’arrivo dei soccorsi. Adesso è caccia agli assassini, sembra quattro, e le indagini partono proprio da quell’elemento cruciale: chi ha fornito le chiavi ai banditi? Non dovrebbero essere molte le persone in possesso di un doppione e, per esclusione, i carabinieri potrebbero rapidamente risolvere il delitto.
L’incursione inizia verso le 3 di notte. Luca Colturani sta dormendo nella sua camera al settimo piano di via Comerio 3, elegante stabile anni ’60 in una tranquilla strada a due passi dalla Fiera. Il ragazzo, 30 anni, è laureato in farmacia si è appena licenziato e sta perfezionando l’acquisto di un esercizio suo. Dall’altra parte del corridoio il padre Marzio, 64 anni, ginecologo con studio privato. È solo, due anni fa infatti era morta la moglie Susanna Copperi, lei medico pediatra. Luca viene svegliato da alcuni rumori e subito colpito da un pugno al volto. Semisvenuto vede due ombre poi una voce, con accento slavo, tenta di rassicurarlo: «Stai calmo e non succederà nulla». I banditi gli legano con nastro da pacchi polsi e caviglie «incaprettandolo» e lo imbavagliano. Steso sul letto sente il trambusto. I ladri si impossessano di alcuni quadri e dei gioielli e denaro custoditi nella cassaforte aperta con la chiave. Poi un lungo silenzio. Il giovane capisce che i banditi se ne sono andati, si divincola e verso le 4 si scioglie e corre dal padre. Marzio Colturani è steso a terra. Anche lui imbavagliato, polsi e caviglie legate. Per meglio immobilizzarlo l’hanno anche avvolto nella trapunta bloccata con il nastro adesivo. Luca si china, lo libera, ma capisce subito la gravità della situazione. L’uomo ormai respira a fatica. Il ragazzo chiama il 118, i carabinieri, quindi il fratello Matteo, 34 anni, giornalista di Telelombardia. Arrivano i soccorsi, ma il medico può solo constatare la morte del collega. Senza però azzardare una ipotesi. Solo l’autopsia, in programma per questa mattina alle 8, potrà chiarire se è morto soffocato o stroncato da un infarto. Le indagini dei carabinieri, puntano su quella copia di chiavi in possesso dei banditi. Per prima viene rintracciata la colf moldava, in servizio da Colturani dal 2005. Viene interrogata per tutto il pomeriggio quindi rilasciata mentre si approfondiscono gli accertamenti sulla ditta che a primavera ha restaurato l’appartamento cambiando anche la porta d’ingresso. La squadra «rilievi» sta rilevando impronte digitali (anche se sembra che i banditi abbiano usato i guanti) ed eventuali «tracce biologiche». Incerto infine il numero dei malviventi assassini: più di due sicuramente, forse tre, forse addirittura quattro calcolando che potrebbero aver lasciato un palo in strada.