Milano, preghiera del venerdì al Vigorelli: stop a viale Jenner

Accordo
raggiunto tra il Prefetto Gian Valerio Lombardi e il presidente del centro culturale islamico di viale
Jenner, Abdel Hamid Shari da venerdì 18 luglio preghiera al Vigorelli. Il vice sindaco De Corato: sposata la liena del Comune

Milano - Accordo raggiunto tra il Prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi e il presidente del centro culturale islamico di viale Jenner, Abdel Hamid Shari per la moschea milanese. "Da venerdì 18 luglio ci trasferiremo, per la preghiera, al Vigorelli", afferma al telefono con l’Adnkrones lo stesso Shari, al termine di un incontro avuto con il Prefetto. "Questa destinazione - aggiunge - proseguirà fino a quando non sarà trovata una soluzione definitiva. È il primo passo".

Da venerdì 18 luglio dunque, i fedeli si riuniranno per la preghiera nel velodromo Vigorelli, in attesa di trovare uno spazio da adibire a luogo di culto permanente. "Siamo sui binari giusti per risolvere il problema - commenta il prefetto Lombardi al termine dell’incontro -, dal prossimo venerdì Shaari e l’imam inviteranno i fedeli a pregare nel centro Vigorelli, venendo incontro alle esigenze dei residenti. Per trovare una soluzione permanente siamo pronti a dare una mano, si potrebbe cercare un nuovo insediamento che abbia caratteristiche di tranquillità per loro e per gli altri. Da parte di Shaari - conlude Lombardi - ho riscontrato una grande disponibilità, ci rivedremo fra 15 giorni per scambiarci informazioni".

De Corato: sposata la linea del Comune "Con l’accettazione del Vigorelli è stata sposata la linea di buon senso indicata dal Comune. Ora inizia un percorso per la soluzione definitiva", commenta il vi ce sindaco Riccardo De Corato. "Il successo della trattativa conseguito senza Penati, di cui credo nessuno si sia accorto dell’assenza oggi in Prefettura, premia anche la Regione, in primis il suo rappresentante assessore Boni, che ringrazio. Si tratta naturalmente - aggiunge - di una soluzione provvisoria e che non creerà alcun problema ai residenti, visto che il luogo è chiuso e sarà utilizzato solo il venerdì per le ore della preghiera e sarà presidiato da vigili e forze dell’ordine".

"Ora va individuata un'area definitiva" L’obiettivo in prospettiva - spiega De Corato - è l’individuazione di un’area definitiva per il luogo di culto. E che ragionevolmente deve trovarsi in luogo non urbanizzato, fuori dalla città e dal suo hinterland. Il modello è Segrate, che ha una moschea in una zona raggiungibile dai grandi assi viari di collegamento. Spetta, comunque, alla comunità islamica suggerire l’ubicazione, anche perchè, dopo dieci anni di ricerca, qualche posto credo l’abbiano individuato. La disponibilità ad acquistare un’area anche di tasca propria, come sembra aver riferito il direttore dell’istituto di viale Jenner, va poi nella giusta direzione. Solo i buonisti e benaltristi della sinistra potevano pensare che toccasse al Comune metterci i fondi".

Replica a monsignor Bettoni "Milano - afferma De Corato- è tutt’altro che una città intollerante. A monsignor Bottoni ricordo che gli islamici hanno in città cinque luoghi di preghiera: due strutture sono del Comune, la palestra di via Cambiani e quella di via Iseo, poi ci sono la scuola di via Quaranta, i capannoni di via Meda e viale Jenner. Senza dimenticare tutti gli altri luoghi sparsi nella provincià".