«Milano è pronta a reagire a un attacco»

E Milano si ferma a guardare. Sono migliaia le persone radunate in piazzale Cadorna. A darsi di gomito dietro i nastri bianco-blu che segnano il confine da non oltrepassare. A sporgersi dalle finestre degli uffici e delle case che si affacciano sui binari delle Ferrovie Nord e su «Ago e filo». Lo «spettacolo» è l'esercitazione antiterrorismo. Il terrore (finto) che diventa realtà per quasi tre ore. Il centro della città rimane con lo sguardo inchiodato sulla piazza della stazione e il traffico, di conseguenza, è alla paralisi pressoché totale. Strade sbarrate, posti di blocco, via libera ad ambulanze, mezzi di soccorso e auto delle forze dell'ordine. Ben prima di mezzogiorno, l'ora X, tutti sono ai propri posti. Il primo fumogeno rosso «scoppia» due minuti dopo le 12 a simulare una bomba. È il segnale. Si mette in moto la macchina organizzativa studiata per mesi. Lo scopo è oliare i meccanismi, testare il coordinamento e gli interventi. Dalla sala crisi di corso Monforte il prefetto Bruno Ferrante segue in diretta sugli schermi collegati con i tre punti della città l'emergenza minuto per minuto. Davanti ai monitor anche il comandante regionale dei carabinieri, Antonio Girone, e quello della guardia di finanza, Angelo Ferraro. Mentre il questore Paolo Scarpis rimane a presidiare la sala operativa della questura. In prefettura ci sono anche il prefetto di Roma, Achille Serra, e il sottosegretario agli Interni Michele Saponara. Poi arrivano il governatore Roberto Formigoni e il sindaco Gabriele Albertini. Il test, assicurano le autorità, è riuscito. Tanto che il ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu, si complimenta soddisfatto: «Un elevato grado di coordinamento e una buona efficacia operativa». Lo stesso giudizio filtra dal tavolo convocato in Prefettura per fare il punto sulla giornata da Bruno Ferrante. «È stata una prova senz'altro utile - è il commento del questore, Paolo Scarpis -. Se qualche cosa non fosse andata bene, sarei stato quasi più contento».
Dopo l’esplosione sul Malpensa Express il «copione» segue la traccia stabilita. Senza risparmiare (si dice che il tutto sia costato circa 500mila euro ma non ci sono conferme o smentite ufficiali) su sirene, gazzelle, volanti, ambulanze, mezzi dei vigili del fuoco si fiondano in via Leopardi. Da lì l’accesso al binario 1 della stazione è più agevole. Sopra le teste dei milanesi schierati inizia un ronzio che caratterizzerà le tre ore seguenti. Sono gli elicotteri di polizia, carabinieri e vigili del fuoco. Inizia il via vai di feriti e ambulanze. Diciotto minuti dopo, un altro fumogeno rosso «esplode» nel piazzale. È il secondo segnale: il metrò della linea verde è saltato in aria. Le forze dell’ordine e i soccorsi ripetono le operazioni. Prima di tutto i pompieri Nbcr (del nucleo batteriologico chimico e radiottivo), poi tutti gli altri. Il 118, intanto, gonfia in pochi istanti la tenda arancione del primo soccorso. Sotto terra vengono utilizzate le squadre speciali. Unità cinofile per individuare e recuperare i corpi delle vittime dell’esplosione (si tratta di attori). Altri vigili del fuoco si calano dall’alto. La gente scatta fotografie o gira minifilmati su telefonini e macchine digitali. Il (finto) terrore è ormai spettacolo di piazza.
Soccorritori, agenti e militari proseguono il test. Per loro non è un gioco, è una prova generale che, si spera, non servirà mai. A controllare le manovre sul posto arrivano il procuratore aggiunto Armando Spataro, responsabile del pool di magistrati che indaga su reati di terrorismo, accompagnato dal pm Ilda Boccassini. Con loro il responsabile antiterrorismo della Digos, Bruno Megale, e il comandante del Ros Mario Mettifogo. Telecamere delle forze dell’ordine riprendono ogni cosa, dagli elicotteri, dalle finestre dei palazzi circostanti e sul campo. Più difficile per la stampa catturare immagini dell’esercitazione. Il modello inglese, evitare di creare panico diffondendo il terrore via cavo o sui giornali, funziona. In piazza i giornalisti sono tenuti a distanza, all’interno della stazione viene steso un telo bianco a coprire la vista.
Intorno alle 14 la folla di curiosi si disperde, la pausa pranzo è finita. L’esercitazione si conclude poco dopo le 15. Sono 2mila le persone coinvolte, con 300 mezzi di soccorso e 220 figuranti che, truccati, recitano la parte di morti e feriti (alcuni in stato di choc, altri vocianti e irrequieti).