Milano prova a prendere l’Expo per la gola

Il discorso di fronte ai 98 delegati del Bureau international des exposition: nel 2008 la decisione

nostro inviato a Parigi

«Dividi il tuo cibo col vicino. Capirai meglio la sua cultura, la sua identità e imparerai ad amarlo come te stesso». Un pugno di parole dal sapore biblico quelle con cui il sindaco Letizia Moratti cerca di toccare il cuore e la mente dei delegati di novantotto Paesi arrivati da tutto il mondo. Quarantacinque minuti in francese e inglese perfettamente fluenti per convincere il prestigioso Bureau international des expositions (Bie) che, dopo più di cent'anni, Milano è la sede giusta per riportare l'esposizione universale in Italia.
Finiti i preliminari, Parigi è il campo neutro dove si comincia a far sul serio. Ieri il primo faccia a faccia tra le ultime due concorrenti, e la presentazione della Moratti è stata più convincente degli avversari. Milano di fronte ha Izmir, l'antica Smirne, città turca con 5mila anni di storia nel pedigree che fu ricostruita da Alessandro il Grande nel 334 a.C. sulle colline di Pagos. Nell'albero genealogico Agamennone e Omero che della sua candidatura sarà il testimonial. Oggi la «perla dell'Egeo» è un modernissimo porto che conta 3,5 milioni di abitanti e cinque università. Un avversario temibile, dunque, una partita tutt'altro che vinta per Milano che, contro il poeta che vedeva al di là del buio degli occhi, schiera l'uomo vitruviano di Leonardo da Vinci.
A gridar «mamma li turchi» arriva a Parigi anche Emma Bonino. «Una gara in salita - stempera qualche entusiasmo di troppo il ministro al Commercio estero arrivato a rappresentare il governo di Romano Prodi -. Sulle grandi assegnazioni giocano molti criteri diversi. Smirne? Farà giustamente leva sul futuro, sul suo desiderio di utilizzare quest'occasione per crescere. Aiutateci, sarà il loro messaggio». Molto diverso da quello di Milano che la Moratti, giacca principe di Galles su pantalone e dolcevita nero, lancia leggermente trepidante davanti al mondo che la scruta dalla platea. «Noi, invece, vogliamo poter dare - assicura -. Abbiamo le competenze e le eccellenze per favorire un progresso globale». Sorride l'ex sindaco Piero Borghini, oggi direttore generale a Palazzo Marino. «Milano è come l'Inter che torna a vincere». «Attenti alla Turchia - rallenta il presidente della Provincia Filippo Penati -, alla sua collocazione geo-politica e al suo ruolo di ponte rispetto ai Paesi arabi». E allora il sottosegretario agli Esteri Bobo Craxi serra le fila e parla di «ultima occasione per il rilancio della città».
In campo, dunque, ci sono i due progetti ormai completi. Milano che vuol parlare e far parlare di alimentazione («Nutrire il pianeta, energia per la vita»), un confronto fra grandi progetti che puntino a «migliorare l'esistenza di tutti i popoli». Già pronti i temi: scienza per la qualità alimentare, tecnologie per l'agricoltura, educazione alimentare, solidarietà e cooperazione, alimentazione per migliori stili di vita e per lo sport, alimentazione nelle culture e nelle etnie. Izmir punta invece sulla salute e ricorda i suoi 300 giorni di sole all'anno, su Erodoto che cantava il suo cielo come il più bello del mondo e sul medico-filosofo Asclepio che da quelle parti già sapeva di psicoterapia millenni prima di Freud e Jung.
«Un'ottima presentazione - commenta il presidente del consiglio Manfredi Palmeri -. Izmir ha puntato molto sulla qualità della vita e sul divertimento. Ma importanti anche i riferimenti a una storia antica. Milano, comunque, ce la farà». Il sindaco nè è certo.
«Perché Milano? Perché il linguaggio del cibo è universale». Parte il filmato. Gli scritti di Leonardo, la Gioconda, il Cenacolo, le bellezze di Lombardia e di tutta Italia. La colonna sonora è rock, ma a un certo punto entrano la Scala e Rigoletto. «Questa o quella per me pari sono...», fa l'aria. Ma per l'Expo del 2015 bisognerà scegliere. E Milano ha già vinto il primo round.