Milano provincia del mondo 40mila stranieri in più in 5 anni

A fine 2005 toccheranno quota 180mila: compensata la fuga degli italiani. L’assessore Martella: «Boom di richieste di certificati, molti sono inutili». E al Comune costano 2 milioni

Giovanni Buzzatti

Una città nella città. Negli ultimi cinque anni 41mila stranieri (la stessa popolazione di Mantova, il doppio di Sondrio) hanno trasferito a Milano la loro residenza. Un afflusso che in parte è riuscito a frenare la fuga degli italiani. In 71mila hanno scelto di andare a vivere nell’hinterland o in altre città. «Se la colpa è del caro alloggi? Possibile, ma questo le statistiche non lo dicono», spiega Giancarlo Martella, assessore comunale ai Servizi civici. Che racconta, partendo dai dati dell’anagrafe, come sta cambiando Milano e lancia un allarme: «Troppo spesso vengono chiesti al Comune certificati inutili perché sostituibili con l’autocertificazione. E questo ha un costo per l’amministrazione». Oltre due milioni di euro.
Si parte dalla popolazione, però. «Il dato più sorprendente è il forte aumento dei residenti stranieri», riprende l’assessore. Una «marcia» iniziata con le regolarizzazioni della legge Bossi-Fini e continuata negli ultimi anni. Nel 2000 erano 118mila, oggi sono arrivati a quota 160mila. «E a fine anno potrebbero essere 170-180mila - aggiunge Martella -. È l’effetto, crediamo, dei ricongiungimenti familiari. Grazie a loro i residenti sono tornati oltre quota un milione e 300mila». Quanto a provenienze, la comunità filippina resta la più numerosa in città con 26mila iscritti all'anagrafe (4mila in più dell’anno scorso), seguita da egiziani, peruviani e cinesi. In tutto, sono 160 i Paesi con cittadini a Milano, il numero degli uomini supera di poco quello delle donne. Capita allora che ci si sposi tra cittadini di nazioni diverse. Nel 2005 è già successo 685 volte e nella maggioranza dei casi (511) il marito era italiano e la moglie straniera.
I matrimoni sono in aumento rispetto all’anno scorso, in calo se si guarda agli ultimi cinque anni (681 in meno dal 2000 al 2004). La maggioranza degli sposi sceglie il matrimonio civile. Il 2002 è stato l’anno del sorpasso sul rito religioso e da allora la forbice si è andata allargando. Buone notizie arrivano invece dai dati sulle nascite, in ripresa dal 2000. «Ma anche qui è probabile che il merito sia degli stranieri», racconta Martella.
Non ci sono solo i dati sulla popolazione. L’assessore ha presentato ieri uno studio durato due anni sui costi della macchina burocratica comunale. Il Comune ha calcolato ad esempio che emettere un certificato costa in media all'amministrazione 9,05 euro, ricercare un pratica 4,85, pagare un libretto di pensione di guerra 361. Compito, quest’ultimo, assegnato per legge al Comune e che, riprende Martella, «ci obbliga a tenere in piedi una struttura consistente per un numero ridotto di pratiche, duecento in tutto». Non basta. I dirigenti dell’assessorato hanno calcolato che rilasciare una carta di identità per conto di un altro Comune costa alle due amministrazioni quasi 90 euro. «Pensiamo al cittadino residente a Roma che rinnova il documento attraverso i nostri uffici - spiega Martella -. Dobbiamo accollarci una serie di accertamenti lunghi e costosi».
Ecco perché Palazzo Marino è preoccupato per l’aumento dei certificati emessi. «La Legge Bassanini permette in molti casi di farne a meno sfruttando l’autocertificazione - continua l’assessore -. Dal 1997 al 2003 il numero di certificati rilasciati si era ridotto di due terzi. Da un anno e mezzo, invece, le cose si sono rovesciate».
Nel 2005 i milanesi hanno chiesto tra i 250mila e i 300mila certificati inutili. «Il problema potrebbe essere legato agli stranieri - dice Martella -. Molti di loro non sanno dell’autocertificazione. È possibile però che uffici o enti esigano da loro, per mancanza di fiducia, un certificato anche quando non è necessario».
Non tutti gli uffici sono uguali, poi. Tra le sedi decentrate dell’anagrafe, la «macchina» è più efficiente in piazzale Accursio (i servizi costano in media 6,11 euro) e meno in via Boifava (11,56). «Lo studio non ha lo scopo di ridurre i servizi - conclude Martella -. Ci aiuterà però a capire come far funzionare meglio gli uffici, rendendoli più produttivi».