« Milano? È una ragazza bellissima»

L’interprete di «Senza fine» racconta la metropoli dove è nata e vissuta

L ’ultimo album di inediti della Vanoni dal titolo: «Una bellissima ragazza», ci mette in comunicazione con una Ornella rinnovata. La ricordiamo al suo debutto come attrice in Sei personaggi in cerca d’autore nel 1956, per poi passare all’esecuzione delle «canzoni della mala», ideate per lei da Strehler, Fo, Carpi e Amodei e che le permettono, giovanissima, di arrivare al Festival di Spoleto nel ’59. Poi il matrimonio con Luca Ardenzi, grande produttore teatrale, che la fa recitare come protagonista nell’Idiota di Achard, che le vale il Premio San Genesio. Segue l’incontro con Gino Paoli e il capolavoro «Senza fine». E ancora, il grande teatro di Rivista: Garinei & Giovannini le affidano il ruolo di Rosetta in Rugantino, del quale anche il pubblico di Broadway si innamorerà. La Vanoni oggi ci parla di Milano.
Che cosa rappresenta Milano per lei?
«Io a Milano ci sono nata e cresciuta, a Porta Venezia. Ho adorato questa città: per me ha rappresentato il grembo materno. Il rione era lo spazio vitale: c'erano gli amici, la scuola, la panetteria dove andavo a comprare il panino con la paghetta, il cartolaio dove ci perdevo la testa con tutti gli adesivi da incollare, oppure il venditore di giornalini, con l’Uomo mascherato di cui ero innamorata… Poi venne la guerra e ci trasferimmo a Varese. Quando tornammo, nel nostro viale non c’era più neanche una pianta: la gente aveva bisogno di legna per riscaldarsi. Io e la mia famiglia dormivamo tutti in salotto, per stare più caldi. Seguirono i “gioiosi“ anni 50“, il decennio della rinascita: ricordo i miei genitori che andavano a ballare e che si divertivano. Poi sono cresciuta, e ho cominciato a divertirmi anch’io. Ero molto criticata allora dalle giornaliste femministe: no gli andava il fatto che continuassi a interpretare canzoni d‘amore, non impegnate. Io cantavo e canto canzoni per le donne più che canzoni d’amore, donne che soffrono ma che sono libere e mai vittime. Forse non mi perdonavano che io poi piacessi molto agli uomini perché avevo un certo aspetto, un certo modo di essere e una certa fisicità. In realtà, per il “sociale“ ci sono i cantautori. Io sono un’interprete. Se mi propongono una bella canzone impegnata la faccio ma non è quello il mio lavoro. Oggi l’impegno non c’è più, perchè non c’è più niente per cui impegnarsi: non rimane che sedersi e piangere ...»
Milano è così cambiata?
«È cambiata come sono cambiate tutte le città. Milano non è una città bellissima: non è Parigi, non è Roma. Avrebbe bisogno di più interventi».
Apprezza il sindaco Moratti?
«Mi fido di Letizia Moratti perché è una donna benestante, anzi, abbiente, oltre cheintegerrima. E questo è forse anche il motivo per cui sta sulle scatole a molta gente. Potrà sbagliare e potranno sbagliare i suoi collaboratori. Però di lei mi fido: è un ottimo manager e lo ha dimostrato anche in Rai. Certo che essere sindaco oggi è una tragedia: mancano i soldi, c’è crisi…»
Ma Milano ha ottenuto l’Expo
«La Moratti ha lottato molto, e io penso che se Milano avesse perso un’occasione come questa sarebbe stato drammatico. Penso che così ci sarà più lavoro per tutti; la città prenderà un altro aspetto, un altro impulso. Considerando che i milanesi in genere non sono molto allegri e non sento in giro questo gran buon umore: vedo delle grandi bevute, grandi movide ma questo non è il segno dello stare bene. Comunque questo è l’andazzo, e bisogna accettare i tempi che corrono. Per quanto riguarda gli immigrati, è un problema più generale: ci sono le persone per bene che lavorano, ci sono le persone disperate che non lavorano, ci sono i delinquenti. In Romania ora sono contenti perchè la criminalità da loro è diminuita: per forza, i loro delinquenti sono finiti tutti qui da noi! Poi c’è questa violenza sulle donne che ultimamente si sta acuendo. Ma io non credo che questi episodi siano di matrice sessuale. Piuttosto, sono fatti di disperazione e di rabbia, dimostrazione di disprezzo, di spaccatura».
L’Expò riuscirà a sprovincializzare realmente Milano?
«Milano è una città più provinciale di aspetto che nella sostanza. Diciamo piuttosto che la città si è impoverita molto e quindi l’Expo le darà una grossa spinta. Il dramma resta Malpensa: quando uno arriva all’aereoporto si rende conto che, rispetto agli scali di altre metropoli, Malpensa è veramente scadente. Era già vecchia quando è nata».