Milano respira due mesi di aria buona in più

Quasi due mesi di aria buona in più. Non siamo a Cortina: anche quest’anno il pm10 ha sfondato i limiti 102 volte, quindi quasi tre volte oltre i limiti europei che imporrebbero di non superare i 50 microgrammi al metro cubo per più di 35 volte in un anno. Ma in sette anni, qualcosa è cambiato. In meglio. Il confronto dal 2002 al 2009 sui dati dell’agenzia Arpa è possibile fino al 22 dicembre (dal 23 a ieri ci sono stati altri tre giorni da bollino rosso, e le previsioni meteo non sono favorevoli alla dispersione degli inquinanti neanche nei prossimi). E la prova che passi avanti nella battaglia antismog ci sono stati è nei dati, registrati dalla centralina di via Juvara: nel 2002, al 22 dicembre il Pm10 aveva già sforato la soglia 158 volte (a fine anno arrivò a 163), quindi 56 giorni in più rispetto al 2009, quasi due mesi di vita. Tra 2003 e 2007 il trend è altalenante: 146 microgrammi, giù a 122, di nuovo su a 146, giù a 140 e a 104. Solo l’anno scorso il dato migliore degli ultimi sette anni, con 98 giorni oltre i limiti che sono diventati 104 alla chiusura del «bilancio». In calo anche le concentrazioni nel centro storico: la centralina di via Senato registra i dati solo dal 2008, ma nei due anni il dato è sceso da 106 a 98 giorni off limits. Milano e la Lombardia - sotto la lente di ambientalisti, Procura ed Europa - cercano il riscatto. Dovrebbe slittare anche per tutto il prossimo anno la direttiva europea sullo smog che dal primo gennaio 2010 doveva far scattare limiti ancora più rigidi per migliorare la qualità dell’aria: i 35 giorni di superamento della soglia consentiti per le polveri sottili si dovevano ridurre a sette (mantenendo fermo il limite dei 50 microgrammi) e la media annuale da 40 a 20 microgrammi al metro cubo. Dopo il rinnovo del Parlamento Ue la direttiva è slittata a data da destinarsi anche per i Paesi, come l’Italia, che per ora hanno strappato solo una finestra di tempo per congelare (ed evitare) la multa milionaria in sospeso dal 2005. Il governo ha chiesto la deroga fino al 2011 per i nuovi limiti, ma a ottobre la Commissione ambiente Ue, pur riconoscendo «adeguate» le misure di abbattimento adottate ad esempio dalla Lombardia, ha contestato l’assenza di misure a livello nazionale, rinviando - probabilmente, in primavera - la valutazione finale su multa e deroga. Allora il governatore Roberto Formigoni rilanciò la richiesta di «trasferire le competenze nazionali in materia ambientale alle Regioni che ne fanno richiesta».
Regione e Comune non stanno alla finestra. Palazzo Marino ha appena riconfermato per un altro anno Ecopass (anche se in primavera deciderà se e come svilupparlo), ha investito in nuovi mezzi pubblici, bike e car sharing. Nel suo «Piano per il clima», che detta le possibili strategie fino al 2020, punta a 97 milioni di passeggeri all’anno sui mezzi pubblici, a estendere piste ciclabili, aree pedonali, sosta regolamentata, persino il sostegno a forme di telelavoro. Non esclude collaborazioni con la Provincia e i comuni di corona per estendere i servizi di car pooling, tariffe scontate per la sosta ai mezzi più ecologici, sperimentazione dei veicoli in condivisione per il trasporto merci. E non si parla solo di mobilità, ma di tutti i semafori illuminati con luci a led, di un nuovo termovalorizzatore, di inserire nel nuovo regolamento edilizio standard minimi di efficienza energetica per gli immobili del terziario. Il Pirellone ha investito nella lotta allo smog 30 milioni di euro di incentivi per la stagione invernale 2009/2010, in particolare per rottamare i mezzi inquinanti (3 milioni), i vecchi motorini (3,2 milioni), per installare pannelli solari (1,4 milioni). Dal 2001 a oggi i contributi regionali diretti per ridurre lo smog sono stati di 475 milioni. L’obiettivo del «Piano per una Lombardia sostenibile» punta ad abbattere la «dote» di Co2 in capo ad ogni lombardo dalle 4,1 tonnellate del 2005 alle 3,6 del 2009 a 3,2 nel 2020.