«Milano ricominci dai condomìni»

Nota giornalista, art director ed esperta di moda, Gisella Borioli è indiscussa padrona di casa a Zona Tortona, il quartiere più cool di Milano. È infatti anima e fondatrice (insieme con il marito, l'artista Flavio Lucchini) di Superstudio Più, la cittadella della creatività che, con i suoi 17mila metri quadrati, ospita da tempo al civico 27 di via Tortona eventi, sfilate e mostre.
La incontriamo di ritorno da Saragozza, dove è stata per visitare l'Expo 2008 in corso nella città spagnola fino a settembre. «Hanno proposto un tema immenso e importante, quello dell'acqua, ma ho l'impressione che sia stato affrontato troppo genericamente - commenta -. Il mio auspicio per l'Expo 2015 è che la trattazione di un tema come quello dell'alimentazione e della nutrizione, scelta che reputo lungimirante e generosa, non si limiti alla mera esposizione di prodotti».
Gisella Borioli, lei lavora in Zona Tortona dove designer, fotografi, stilisti come Armani, artisti come Pomodoro e case di produzione come la Endemol operano in un distretto creativo sorto sulle ceneri delle grandi fabbriche del Novecento. Come giudica i nuovi progetti architettonici in vista dell'Expo?
«Finalmente la città si risveglia! Non dobbiamo avere paura dei cambiamenti: ammiriamo ogni giorno città come Shanghai, capaci di ricostruire aree immense in poco tempo, e quando da noi c'è da muovere un mattone cominciamo a piangerci addosso...»
Prende le difese dei costruttori?
«Guardi, non temo il mattone in sé, purché ci sia una corretta progettazione, e mi pare che nei progetti presentati non si possa dire il contrario. È un momento positivo per Milano».
Il suo auspicio per l'Expo?
«Più che cambiare Milano in termini architettonici, mi piacerebbe che cambiasse la testa dei milanesi, da tempo abituati a criticare più che a fare. Vorrei che ciascuno contribuisse nel suo piccolo alla riuscita dell'evento, tenendo in ordine il giardino condominiale o frequentando le manifestazioni pubbliche, e comunque volendo bene a questa città, perchè Milano siamo noi, non gli amministratori».
C'è chi parla di «Rinascimento di Milano»
«Mi sembra una definizione un po' altisonante. Usiamo “rinascita“. Mi pare che se ne possano cogliere le prime avvisaglie, anche se c'è ancora molto da fare».
Lei è membro del comitato strategico per la città, voluto dal sindaco Letizia Moratti all'inizio del suo mandato: da dove suggerisce di partire?
«Milano dovrebbe credere maggiormente nelle potenzialità della cultura: lo hanno fatto altre città europee e sono davvero rinate. Pensiamo alle ricadute in termini di turismo, notorietà, vivacità culturale che il noto Guggenheim Museum ha dato a Bilbao».
Anche Milano avrà presto nuovi musei.
«Non è questo il punto. Prima di avere un museo di arte contemporanea, cerchiamo uno spazio adeguato per esposizioni temporanee: i privati fanno già molto, se penso alla Fondazione Prada o alla Fondazione Pomodoro, ma credo che la fruizione gratuita e pubblica dell'arte contemporanea abbia un'importante funzione sociale. La città, inoltre, dovrebbe imparare a coltivare meglio i suoi talenti più giovani».
Zona Tortona pare un buon laboratorio, da questo punto di vista.
«Ormai le arti contemporanee devono essere tutte considerate un unicum: qui in Zona Tortona, è la stessa vicinanza fisica di talenti diversi a rendere possibili proficue collaborazioni».