Milano ricorda Pastorino Partì con trecento ghisa, li fece diventare duemila

Un comandante capace e sensibile, che trasformò il corpo dei vigili in una moderna organizzazione, dotata di corsi di formazione e centrale operativa. A un anno dalla sua scomparsa, avvenuta la sera del 24 marzo all’età di 81 anni, i ghisa milanesi e la città rimpiangono ancora l’ex capo della polizia municipale Stefano Pastorino. Sotto la sua direzione, dal 1963 al 1988, i vigili passarono da trecento a quasi 2mila unità, nacquero la centrale operativa unica sul modello tedesco e la scuola del Corpo di via Boeri. Attivo fin dai turni di notte, il comandante si spese in prima persona in attività intense ed equilibrate, anche in tempi di emergenza, come quelli a cavallo del ’68, con gli scioperi, le manifestazioni, l’aumento del traffico, l’inizio della stagione del terrorismo. Quando lasciò il Comando, Pastorino fu nominato per qualche anno coordinatore della Polizia locale in Regione, e la prefettura gli affidò incarichi presso gli uffici del Commissario di governo della città.
Nel ’43 Pastorino, sfuggito ai tedeschi che lo ferirono, diventò partigiano. Finita la guerra, venne decorato e assunto a Genova nella polizia di Stato. Dopo tre anni, fu trasferito a Milano dove rimase per altri otto in polizia, prima di diventare vice comandante e poi capo dei vigili. Incarico che per 26 anni svolse con efficienza e professionalità, lasciando il segno in chi ebbe la fortuna di lavorare ai suoi ordini.