Milano rinvia la decisione e dedica una strada a Sogno

Per Craxi il Comune deciso a rispettare il criterio dei 10 anni dalla morte. In dubbio anche l’intitolazione di un palazzo

da Milano

È mancato il coraggio. Almeno per il momento, Milano rinuncia a dedicare una strada o un parco a Bettino Craxi. Ieri il Comune ha approvato i nomi di cinque nuove vie e 16 giardini, ma il caso dell’ex leader socialista che per tutta la settimana ha scatenato polemiche sia a Palazzo Marino che nell’aula del consiglio provinciale, slitta alla prossima seduta della giunta guidata da Letizia Moratti. E, si legge tra le righe, non vedrà probabilmente una soluzione prima che passino altri tre anni.
Il sindaco è stato categorico: la scelta sui politici a cui dedicare una via merita un approfondimento, vuole che siano fissati - probabilmente già nella seduta del 26 gennaio - dei criteri generali da seguire; non è escluso che l’opportunità di lasciar trascorrere almeno dieci anni dalla morte diventi, almeno per loro, un paletto non più scavalcabile. Gli unici politici che ieri hanno passato l’esame della giunta sono stati Edgardo Sogno, medaglia d’oro alla Resistenza, e l’ex deputato Dc Franco Verga. «Il primo cittadino - ha confermato l’assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi - con aria serena, ha preferito rimandare la discussione sui nomi dei politici, attribuendo eventualmente solo a loro il vincolo dei 10 anni dalla morte». Sul nome di Craxi, ha proseguito, «c’era in giunta un’opinione favorevole», ma ha prevalso la posizione della Moratti di porre vincoli perché anche in futuro non si ripetano voci di protesta da parte tanto dei partiti del centrodestra che dell’opposizione.
Sgarbi non perde la speranza. Condivide che «per scrittori o ricercatori, la cui gloria è nota già il giorno dopo la morte», nel caso dei personaggi politici attendere almeno dieci anni perché «si consolidi il giudizio storico può essere necessario». Ma ritiene che su Craxi «si debba fare in fretta. Personalmente sarei deciso a dedicargli subito una strada, perché rimandare vuol dire demandare ai giudici, ai Borrelli o ai Di Pietro, il compito di definire la storia. È come dire che non si deve dedicare una via a Caravaggio perché è stato accusato di omicidio». Proprio il ministro Antonio Di Pietro ieri nel suo blog lanciava accuse contro l’ipotesi che Milano ricordasse Craxi con una targa: «Umilierebbe i cittadini onesti - ha scritto l’ex pm di Mani Pulite -. I molti consensi denotano un Paese dai valori sempre più confusi e contraddittori». Un giudizio lontano anni luce da quello del presidente della Provincia di Milano, il ds Filippo Penati, che ha definito invece l’ex leader socialista «un grande statista», e ha ammesso che «per ricordare Craxi, il nome di una strada sarebbe riduttivo, ci vorrebbe almeno una piazza».
Tramonta anche l’ipotesi che venga intitolato a Craxi il Palazzo delle Stelline in corso Magenta. Una richiesta nata dalla Compagnia delle opere, ma che il presidente della Fondazione Stelline di Milano, Carlo Fornasieri ha spiegato meglio: «Si è creato un fraintendimento. Ritengo non si possa né si debba cambiare il nome perché è nel cuore delle famiglie milanesi. Se ci arrivasse una richiesta ufficiale per dedicargli un cortile, un chiostro o una sala, non sarei contrario, anche se altri luoghi sono più legati alla sua memoria, magari nello stesso corso Magenta dove c’era la sede del Psi».