Milano-Roma allo specchio per scoprire i loro misteri

Al Palalido anteprima di lusso del campionato. E a Cantù grande festa per i primi 70 anni

Oscar Eleni

da Milano

Come gattini senza razza Milano e Roma, l’Armani e la Lottomatica del basket, giocano stasera (ore 20.30) nello stagno del Palalido, con la paura che sia anche uno specchio della loro nuova natura. Un anno dopo aver inventato il Marcambrogio, trofeo per ricordarci un imperatore e un santo, sfida anticipata, cercando di far sapere che le grandi capitali erano tornate a sognare grande pallacanestro, eccoci davanti a due incompiute: l’Olimpia non sa ancora come mettere insieme la sua voglia d’attacco, la sua pigrizia difensiva; la Roma di Repesa scopre un po’ tardi, il suo campionato partirà l’11 ottobre, per gli altri l’8, di essere incompleta, senza fondo.
Un anno dopo essersi candidate per lo scudetto adesso giocano per nascondersi: Djordjevic perché sa cosa è accaduto a Lino Lardo quando la pressione è stata superiore ai mezzi della squadra milanese; l’ex allenatore della Fortitudo, 3 finali scudetto, un titolo, perché mentre allenava la Croazia non gli hanno preso Belinelli, come desiderato, non hanno costruito niente.
Ad essere sinceri se volessimo veramente emozionarci oggi dovremmo essere tutti a Cantù per i 70 anni di una società che ha scelto di nuovo il Pierlo Marzorati, prima corridore, poi persino giocatore a 54 anni nell’esordio con la Benetton, per andare alle radici di una grande famiglia cestistica nata con gli Allievi: presentazione del libro sui 70 anni alle 16, apertura della casa gloriosa per 70 stelle della sua storia alle 18, poi gran gala al Pianella.
Roma ha ricchezza, ma nella sostanza è povera dentro dopo aver rinunciato per anni a cercare di scrivere una storia comune con le moltissime società di vivaio capitoline. Milano insiste nel costruire squadre che non emozionano perché la paura di farsi criticare per scelte coraggiose, futuribili, porta a prendere giocatori già noti. Si sbaglia poco in questo modo, ma il trucco è scoperto. Ora Djordjevic cerca di fare una squadra con i tre ex Fortitudo, nella speranza che Garris trovi la mano per la bizzarria di Bulleri, stasera in dubbio, problemi ad un occhio, e Calabria; convinta che l’impeto di Green aiuti tutti, illusa che Watson faccia soltanto il gregario cosa che lo disturba come è accaduto nella finale scudetto bolognese. Poi ci sarebbe da presentare Tusek, ex di Roma, che da tempo ha smesso di essere uno da battaglia, infine si daranno a Danilo Gallinari, classe 1988, le insegne storiche, ma il ragazzo cresce ancora e va centellinato, non sfruttato.
Djordjevic ha voglia di battersi, ma anche lui sa che intorno non tutti sono tranquilli, una malattia che può diventare cronica se non esiste sintonia nel gruppo, con chi si illude che bastino numeri in oro per godersi la vita. Repesa ha voglia di altri successi ma si dovrà pur domandare perché Pesic ha preferito Girona a Roma, poteva scoprirlo lavorando dal primo giorno col gruppo, ora dovrà andare a tentoni ed è un peccato perché la proprietà è solida, ma inquieta.