Milano a scuola di «road pricing» il biglietto per l’ingresso in città

Consiglieri nella capitale britannica dove già si paga per entrare nella «city»

Giannino della Frattina

Milano a scuola di road pricing o congestion charging, come dicono gli esperti irrimediabilmente esterofili. Trasferta a Londra per la commissione Trasporti, traffico e viabilità di Palazzo Marino e per quella Ambiente del Pirellone in «viaggio d’istruzione» per studiare l’applicazione del ticket d’ingresso nella capitale britannica. La prima grande città europea, già nel 2003, a sperimentare il biglietto per gli automobilisti che vogliano raggiungere il centro su quattro ruote.
«Dopo un atteggiamento iniziale che vedeva nel ticket qualcosa di esotico - spiega il presidente della commissione comunale Stefano Pillitteri - finalmente oggi quasi tutto sono d’accordo nel considerarlo uno strumento strategico per il controllo del traffico. Per questo andiamo a Londra a capire come si può realizzare». E a Londra la delegazione incontrerà i rappresentanti delle società di consulenza Steer Davies Gleave e l’agenzia municipale Transport for London, gli organismi tecnici che hanno progettato, realizzato e oggi gestiscono il sistema di controllo. Ma, oltre a loro, anche chi ha installato le avanzate tecnologie a Stoccolma e le sta installando a Santiago del Cile. «Ogni città - spiega Pillitteri - ha le sue priorità. Il road pricing c’è anche a Oslo, ma lì le condizioni sono ben diverse da Milano. Londra assomiglia ovviamente di più». Qualche idea? «Già tre anni fa il Comune aveva analizzato i possibili scenari: il ticket ai confini del Comune, alla circonvallazione esterna, alla cerchia dei Bastioni. Dagli studi, con i riflessi sui valori delle abitazioni o sul commercio, si erano scartate le prime due ipotesi. E, infatti, anche a Londra si paga solo per entrare nella city». Tempi? «Sicuramente non si farà nè domani nè dopodomani. È un intervento efficace solo se la città lo sostiene. E per questo ci vogliono mezzi pubblici, parcheggi di interscambio, sosta a pagamento, segnalazioni per indirizzare il flusso delle auto. Il senso dell’operazione non è la chiusura di Milano ai non residenti, ma una maggiore vivibilità del centro per tutti. Chiaro che chi entra e usa la città deve contribuire al suo mantenimento. E le risorse ricavate vanno anche utilizzate per lo sviluppo delle infrastrutture e delle opere pubbliche come le metropolitane o il tunnel sotterraneo».