«Milano segnerà la riscossa contro la sinistra»

Sabrina Cottone

È sicuro che il ritorno della Casa delle libertà verso il governo del Paese avrà nelle amministrative una prima, fondamentale tappa. E che Milano giocherà un ruolo centrale in questo percorso. Silvio Berlusconi è amareggiato per le prime scelte di Romano Prodi che hanno totalmente trascurato «la nostra Milano», la capitale economica del Paese, ma è convinto che la situazione sarà ribaltata dal voto del 28 maggio: «I moderati italiani, discriminati dalle sinistre, devono dare un segnale di riscossa approfittando di queste elezioni amministrative. I milanesi, ne sono sicuro, faranno la loro parte». Il timore del presidente di Forza Italia è che l’Unione danneggi la città: «Milano è stata abbandonata dalla sinistra. I problemi di Milano e della Lombardia non saranno tenuti in nessun conto da questo governo». Il legame con la sua città è fortissimo, tanto da aver deciso di candidarsi in prima persona al consiglio comunale per sostenere la corsa di Letizia Moratti e la battaglia della Cdl. «Per la nostra Milano vota Berlusconi» è l’appello dei manifesti elettorali che tappezzano la città. Sullo sfondo le guglie del Duomo.
Qual è l’aspetto di Milano che le piace di più?
«Non è un aspetto, è l’essenza stessa di Milano, la capacità di questa straordinaria città di anticipare sempre il futuro, di cambiare continuamente, di cercare e di trovare soluzioni nuove, senza perdere la continuità con la sua tradizione. È la città del fare, ma anche della progettazione coraggiosa seguita sempre dalla sperimentazione concreta. È la mia città!».
E quello che le piace di meno?
«Nulla è perfetto, tutto è perfettibile. Milano non ha macroscopici punti scuri, presenta qualche inconveniente tipico di tutte le grandi città».
Lei è candidato al Consiglio comunale. Pensa di impegnarsi in prima persona nella politica cittadina? Insomma, sarà in aula?
«Qualche volta mi sembra d’essere costretto a cantare e a portare la croce. Dovrò guidare nel Paese un’opposizione rigorosa, forte e decisa ma non potrò certo trascurare Milano. Sarò in aula a Palazzo Marino tutte le volte che sarà necessario, quando si tratterà di mandare messaggi chiari e forti per il bene della città. Starò soprattutto vicino a Letizia Moratti».
Non è la prima volta che Silvio Berlusconi corre a Milano. Queste amministrative, che arrivano dopo elezioni politiche tanto controverse, sono più importanti di quelle del passato?
«Non c’è dubbio. Dopo le consultazioni politiche, il cui vero esito deve essere assolutamente verificato perché troppe sono le segnalazioni di irregolarità ed errori, si è determinata nel Paese una concentrazione di potere nelle mani della sinistra senza precedenti in tutta la storia repubblicana: le massime cariche istituzionali (Quirinale, presidenze di Camera e Senato, Palazzo Chigi), larga parte dei poteri regionali e locali, la parte più ideologizzata e più aggressiva della magistratura e ora anche il calcio con il commissariamento della sua Federazione. In questa situazione oggettiva di emergenza è indispensabile più che mai difendere la libertà e la democrazia. I moderati italiani, discriminati dalle sinistre, devono dare un segnale di riscossa approfittando di queste elezioni amministrative. I milanesi, ne sono sicuro, faranno la loro parte».
Considera Milano una roccaforte inespugnabile della Casa delle libertà? In che modo guiderà la riscossa?
«Proprio perché siamo in una situazione di emergenza democratica, è necessario far valere nell’urna il peso decisivo della Milano moderata. Guideremo la riscossa invitando i moderati ad andare a votare perché queste elezioni non sono soltanto elezioni amministrative ma hanno ormai un significato politico rilevante».
In molti nella Cdl temono che un astensionismo più alto che alle politiche metta a rischio la vittoria al primo turno. Lei che cosa ne pensa?
«Il pessimismo non è la mia partita. Sono certo che in questa situazione chiunque abbia a cuore la libertà non si tirerà indietro».
Lei ha denunciato pesanti irregolarità nel voto politico. Pensa che ci sia un simile rischio per le comunali del 28 maggio?
«Vigilare è doveroso. Se solo avessimo potuto farlo fino in fondo, anche il 9 e il 10 aprile, contrastando l’antica e consolidata professionalità della sinistra, il risultato finale sarebbe stato certo diverso, avrebbe rispettato la realtà della volontà popolare. Chiediamo uno sforzo a tutti i militanti e simpatizzanti. Gli chiediamo di chiamare la sede di Forza Italia per dare la disponibilità a fare il rappresentante di lista».
Letizia Moratti corre con una sua lista civica. Che cosa risponde agli azzurri che temono una concorrenza nello stesso bacino elettorale? Queste liste portano valore aggiunto?
«Spero di sì e comunque sono voti che andranno sommati a quelli di Forza Italia».
A Milano la sintonia fra i partiti della Cdl è forte. Pensa che di qui potrebbe nascere il Partito dei moderati?
«Milano anche in questo caso potrà essere il laboratorio avanzato rispetto al resto del Paese. Il partito unitario dei moderati nascerà prima di quanto non pensino i nostri avversari».
Come immagina la futura squadra di assessori che lavorerà con la Moratti?
«Persone competenti e pragmatiche, capaci di cogliere le attese della città e di realizzare concretamente le soluzioni più adeguate. A Milano abbiamo validi giovani azzurri che in questi anni abbiamo formato come amministratori e che vogliamo ulteriormente valorizzare».
Ci sono personalità che al momento non fanno politica attiva e che le piacerebbe vedere impegnate in Forza Italia?
«Milano può dare molto, ci sono tanti milanesi che mi piacerebbe veder scendere in campo. Non voglio far nomi, certamente dimenticherei qualcuno e non voglio fare torto a nessuno. Penso che dopo la preoccupante concentrazione di potere che si è verificata in Italia molte di queste persone abbiano l’intenzione di farsi avanti».
Come valuta la scelta di Bruno Ferrante di candidarsi a sindaco della città di cui era prefetto?
«Era un servitore dello Stato, ha deciso di mettersi al servizio di una parte politica, esattamente opposta a quella alla quale aveva fatto finta di appartenere».
Non è mai stato tentato dall’idea di candidarsi a sindaco di Milano?
«Per quanto io sia convinto dell'estrema importanza di questa carica, penso che ora il mio compito prioritario sia quello di guidare l’opposizione in Parlamento perché questa parentesi di centrosinistra sia la più breve possibile nell'interesse del Paese».
Se lei fosse il sindaco, che cosa farebbe nei primi cento giorni?
«Quello che ha annunciato di voler fare Letizia Moratti, che ha le idee ben chiare. Noi non siamo come la sinistra che parla tanto di coinvolgimento delle donne nella vita politica per poi affidare loro solo incarichi di serie B, come è accaduto con il governo Prodi».
Secondo lei, con il centrosinistra al governo è ancora realistico pensare di trasferire una rete Rai a Milano?
«Non credo. In ogni caso sono certo che cercheranno di occupare qualsiasi cosa, ovunque si trovi».
Quali sono le infrastrutture fondamentali per Milano? Da quale partirebbe?
«Dobbiamo diminuire il traffico. Completeremo quindi il piano di costruzione delle metropolitane con la realizzazione di altre due linee e l’estensione delle tre esistenti».
Pensa che sia possibile abolire del tutto l’Ici sulla prima casa?
«L’ho proposto nel nostro programma di governo e intendiamo realizzarlo in tutte le città in cui governiamo, quindi anche a Milano. I Comuni possono compensare il mancato introito rinunciando a tanti sprechi tipici delle amministrazioni di sinistra. La proprietà della prima casa è la naturale estensione di un diritto fondamentale della persona e non va nè compressa né punita».