«Milano si deve sviluppare ma attenzione agli scempi»

«È sempre più necessario unire lo sviluppo del territorio alla qualità urbanistica». Come dire che a Milano, come in tutte le città del mondo, non si può smettere di costruire, ma che questo va fatto rispettando i canoni estetici e la qualità della vita dei residenti. Che gli interventi non possono essere «frammentati», ma devono rispondere a «un’idea che abbia cura dei caratteri di una zona». A farne un punto fermo Milko Pennisi, presidente della commissione Sviluppo del territorio di Palazzo Marino, alla vigilia di appuntamenti importanti nel campo dell’urbanistica. Oggi, infatti, in consiglio arriva la delibera sulle Varianti B2, entro fine luglio la discussione sul nuovo regolamento edilizio, prima di fine anno quella sul nuovo Pgt, il piano generale del territorio.
«Passaggi importanti - spiega Pennisi - per avere una Milano più bella. Tutti temi che dovranno essere discussi e approvati dal consiglio comunale. Pgt e regolamento edilizio sono opportunità da non perdere. Dobbiamo progettare in grande, con forti sistemi di accessibilità urbanistici, controllare gli esiti dei progetti, realizzare un ampio parco urbano, ben disegnato, come gli italiani hanno da sempre insegnato al mondo».
Due, secondo Pennisi, le esigenze da far convivere, «l’eliminazione dell’eccessiva burocrazia con tutti i lacci e lacciuoli che imprigionano le energie positive, ma contemporaneamente l’attenzione al compito di controllo e indirizzo per avere una città migliore». Chiaro il riferimento alle scorciatoie troppo spesso utilizzate, come i cantieri che partono con la semplice Dichiarazione di inizio attività. «Così - aggiunge - il Comune non ha più la possibilità di controllare interventi che partono in un modo e finiscono in tutt’altro. Penso a chi oggi costruisce loft in ex laboratori magari senza abitabilità e poi li vende a prezzi salatissimi». La soluzione? «Dare norme certe, stabilire che sopra una certa dimensione, magari 10mila metri quadrati, la dichiarazione di inizio attività non sia più sufficiente, ma serva anche il Permesso di costruire. In cambio la politica deve far sì che ad esempio i piani di intervento integrati siano più veloci. Altrimenti è chiaro che l’imprenditore cerca le scorciatoie. E noi perdiamo la possibilità di gestire lo sviluppo. E di avere una Milano più bella».