Milano si ribella alle bugie di Santoro

Come un gatto accarezzato contropelo. Milano si ribella (quasi) unanime alla fotografia o al fotomontaggio confezionato da Michele Santoro per il suo rientro alla Rai. Annozero la trasmissione, biondo cenere la nuova orribile tintura del conduttore cult della sinistra. Che, ritrovatosi davanti alle telecamere con i «compagni» comodamente seduti nelle stanze del Palazzo, si è trovato nella difficile condizione di dover mettere in cartellone un programma di lotta, ma anche di governo. E così esigenze di palinsesto (e quota Rai) lo costringono a trascurare le inchieste sui ministeri, spingendolo a occuparsi, guarda caso, di una città e di una Regione guidate dal centrodestra. «Da Santoro - tuona il vicesindaco Riccardo De Corato - c'era poco da aspettarsi. È uno dei giornalisti eletto nelle file del centrosinistra, ha chiuso la trasmissione con Bertinotti. Ho detto tutto». Ma poi aggiunge. «L'immagine che poteva dare dell'unica grande città governata dal centrodestra non poteva che essere questa. Ma ricordo che le case popolari che Santoro ha fatto vedere non sono state certo fatte dalla destra. Sarei sciocco a non ammettere che ci sono situazioni di disagio nelle periferie di Milano, ma è stata una trasmissione senza contraddittorio. Nessuno ha chiesto spiegazioni al sindaco Moratti, è stato un monologo di Santoro con altri suoi compari di cordata. Nessuno ci ha interpellati per rispondere alle accuse fatte alla nostra amministrazione. Se il contraddittorio lo fa Santoro con Bertinotti, possiamo chiudere la partita». Claudio De Albertis, presidente di Assimpredil, l'associazione delle imprese edili, contesta le immagini del reportage che «non rappresentano quanto effettivamente avviene nei cantieri e nelle imprese che sono vincolate a controlli severi e a un forte vincolo deontologico che impone il rispetto di regole precise su sicurezza e lavoro». E aggiunge che «in Lombardia il tasso di irregolarità è compreso tra il 3,7 e il 3,9 per cento, contro il 27 per cento del Mezzogiorno». Critico anche Emilio Fede. «L'unica novità del nuovo programma è Beatrice Borromeo - stiletta il direttore del Tg4 -. Il resto è noia. Lui è troppo aggrovigliato nella politica e nel politichese. Si crede verbo e invece è verbosità». Bravo, nonostante la faziosità, il giudizio di Gad Lerner. «Annozero mi è piaciuto - assicura -. L'ho trovato un'evoluzione felice della sua televisione, anche perché si è colto lo sforzo di andare oltre il talk show tradizionale. Con tutta la sua faziosità e unilateralità, Santoro ha però confermato una straordinaria capacità narrativa». Una bocciatura senza appello arriva dal nuovo presidente della Vigilanza Rai: «Penso - le parole di Mario Landolfi - che il servizio pubblico non possa diventare una tribuna delle personali inquietudini di ciascun giornalista che lavora in Rai. Non esiste il suo microfono, ma il microfono dell'azienda che sta sotto il naso di Santoro. Così come sta sotto il naso di altri professionisti, giornalisti o dirigenti Rai. Vorrei che si smettesse di pensare a Santoro come a un'esibizione che periodicamente dobbiamo guardare. Santoro è un professionista interno alla Rai e come tale deve rispettare le regole aziendali». La difesa, forse d'ufficio, spetta al direttore di Raidue. «Ho fatto i miei complimenti a Santoro - racconta Antonio Marano - perché al di là delle differenze di vedute non si può non riconoscergli l'onestà». E poi annuncia che la prossima puntata del programma di Santoro sarà dedicata a Napoli e ammette che magari «si aspettava un punto e mezzo in più di share». Per il ministro Paolo Gentiloni, si è invece trattato di «un buon inizio». «L'immagine di Milano, di Brescia e della Lombardia - la condanna del vicepresidente della Regione Viviana Beccalossi - hanno poco a che vedere con un territorio che, piaccia o no, è la vera forza economico-produttiva dell'intero Paese. Una regione, la Lombardia, campione di solidarietà che non può essere dipinta solo ed esclusivamente come terra di illegalità e di inefficienza».