Milano «sniffa» 1,5 chili al giorno «È il doping della vita quotidiana»

L’allarme lanciato da Gatti, responsabile del dipartimento dipendenze della Asl

Milano, uno dei centri dove si «sniffa» di più in Italia. Un chilo e mezzo di cocaina consumato al giorno, secondo uno studio dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri. Circa 15mila consumatori problematici, senza contare chi ne fa un uso saltuario. Una rete di spaccio ben ramificata e in costante crescita dagli anni Novanta a oggi. Il prospetto delineato da Riccardo Gatti, responsabile del dipartimento Dipendenze della Asl, sulla diffusione della polvere bianca in città è allarmante.
Come si è sviluppato il mercato della cocaina a Milano?
«Milano, e più in generale la Lombardia, è uno dei primi luoghi dove lo spaccio di cocaina si è evoluto in un vero e proprio mercato organizzato. Questo è sia causa che conseguenza del passaggio dal consumo di nicchia al consumo di massa. Le ragioni sono molteplici: dal prezzo, alla frammentazione del confezionamento delle singole dosi, sino all’affermarsi di un particolare stile di vita tipico della Milano di oggi».
Cosa intende con «particolare stile di vita»?
«Oggi assistiamo all’evoluzione postmoderna della Milano da bere. In certi ambienti la prestazione, la performance è tutto ciò che conta. La cocaina si sposa perfettamente con questa necessità, perché dà l’illusione della sicurezza. Così quella del consumo di droga è diventata una cultura dominante e non più solo una sottocultura della devianza».
Cosa è cambiato nel consumo di droga?
«Rispetto al passato la droga, e specialmente la cocaina, è intesa come una sorta di doping della vita quotidiana. Un elemento in più che affianca la normale routine e magari la semplifica. Naturalmente non è così, perché è solo una percezione che verrà poi scontata nella realtà. E che porta a problemi ben più gravi di quelli di ogni giorno».
In quali ambienti si sniffa di più?
«Un po’ ovunque. La tendenza più allarmante riguarda però l’assunzione sul posto di lavoro, che oggi va per la maggiore».
Esiste un identikit del consumatore di cocaina?
«Esisteva in passato, quando la coca girava solo all’interno della mala milanese. Oggi invece si drogano il medico, l’autista, il dirigente. Spesso si punta il dito contro i giovani, ma quella del mercato giovanile è un po’ una leggenda urbana».
Molti studi affermano il contrario...
«La verità è che i giovani lo ammettono con più facilità nei questionari, mentre fra gli adulti c’è molta più omertà, nonostante l’anonimato».
Cosa prevede per il futuro?
«La cocaina è la droga del momento. Probabilmente aumenteranno i consumi, anche perché soddisfa più esigenze. Da chi la usa per lavorare, a chi per divertirsi o fare sesso. Ma a dettare i gusti della domanda è il mercato, insieme a fattori sociali e culturali. Se il mercato decide che si cambia, allora può succedere di tutto. Potrebbe persino tornare un boom del consumo di eroina».