«Milano, stiamo arrivando» Napoli sogna già lo scudetto

Le sirene delle barche nel Golfo, i ciucci per il centro storico: è festa sotto il Vesuvio. Ma in autostrada viene devastata un’area di servizio

da Napoli

Cantano «o surdato 'nnammurato», i quindicimila di Fuorigrotta, con gli occhi ancora lucidi, incollati sul maxi schermo, che trasmette le immagini della festa sul prato del Ferraris di Marassi. Suonano con insistenza le sirene delle barche e degli aliscafi di Mergellina e i traghetti del Molo Beverello. Dai balconi del Pallonetto di Santa Lucia e di Forcella, del Vomero e di Secondigliano, volano a migliaia i mortaretti della festa azzurra: il Napoli è in serie A, dopo 6 anni trascorsi tra la serie B (4) e la serie C (2). È finito alle 16,55, il calvario di tre milioni di tifosi della squadra di Eddy Reja, che vivono in tutto il mondo. Quel residuo di scaramanzia che ancora resisteva, prima del match della vita con il Genoa, si è disintegrato. In pochi minuti, la Stazione centrale e piazza Trieste e Trento, il lungomare di via Caracciolo e la provincia, si sono popolate di tifosi di tutte le età, che hanno festeggiato a piedi o in moto, in auto o su vecchi furgoni scoperchiati, tinti di azzurro per l'occasione. L'aeroporto di Capodichino, dove l'arrivo del volo azzurro era previsto per le 21,5, era pieno già tre ore prima che Calaiò e compagni mettessero piede a Napoli. Divertiti e increduli, i turisti che alloggiano negli alberghi del lungomare. Qualcuno si fa fotografare con i ragazzi che indossano le magliette dei loro idoli, ma anche di campioni del passato, come Maradona e Careca. Sfilano migliaia di auto e moto in via Acton e in via Caracciolo. Un tir carico di tifosi viene accolto dagli applausi della folla che passeggia. La più macabramente originale è una fioriera di una agenzia di pompe funebri, stracolma di tifosi, che sventolano delle grandi bandiere, con la A bianca al centro. Pittoresca Porta San Gennaro, in via Foria, nel cuore della vecchia Napoli. Uno striscione (innalzato prima della partita) invoca: «San Gennaro, miettece ’a mano toja» (San Gennaro mettici la mano tua). Da un balcone della celebre Porta, sono stese undici magliette (con i nomi della squadra titolare) a forma di A, mentre in strada, un ciuccio (vero), vestito d'azzurro, viene portato a spasso da due ragazze. Ma di ciucci se ne sono visti una decina un po’ in tutte le strade della festa: anche a Fuorigrotta, ad esempio, tra i quindicimila e a piazza Trieste e Trento. Alle fontane cittadine erano stati chiusi i rubinetti ma a decine non hanno esitato lo stesso a tuffarsi nella vasca di piazza Trieste e Trento. Grandi affari per le centinaia di venditori di gadget: vendutissime, sciarpe e bandiere ma anche parrucche azzurre, polsiere e trombe pressurizzate. Tanti giovani genitori hanno vestito di azzurro i loro bebè, ciucci e biberon compresi. Il già tanto bistrattato codice della strada, ieri è stato letteralmente massacrato dai tifosi del Napoli. Qualcuno ha esagerato in autostrada: un gruppo di tifosi diviso su due pullman, di ritorno da Genova, ha messo a soqquadro un’area di servizio e la polizia ha impiegato un’ora per riportare l’ordine.
Pericolosi i tour tra la folla e tra i lunghissimi cumuli della spazzatura. Gioia incontenibile ma anche rabbia e tanti sogni nel cassetto. I tifosi del Napoli ce l'hanno ancora con l'ex presidente della Figc, Carraro, con Moggi e la Juventus. «Chi non salta juventino è», ritmano a centinaia. La felicità per il ritorno in A e la possibilità di tornare a giocare con i grandi club, come Inter e Milan, sta spingendo forse troppo in là con i sogni i tifosi azzurri. «Milano stiamo arrivando», urlano i più accalorati, oppure, «vogliamo prima la Champions e poi lo scudetto», ma c’è anche chi crede alla possibilità che l'anno prossimo arrivino a rinforzare il Napoli Messi, Ronaldinho, Eto'o.