Milano, striscione filo-Br: "Libertà per i compagni arrestati". Amato: preoccupante

Milano - "Libertà per i compagni. Dai vostri compagni di lotta": lo striscione di solidarietà che era stato portato dal centro sociale Gramigna alla manifestazione di Vicenza contro la base Usa, è stato appeso a un palazzo di corso Venezia e vicino alcune persone portano striscioni con la scritta "spezziamo l'isolamento, costruiamo la solidarietà. Associazione Solidarietà parenti e amicìi" e "1.200 morti sul lavoro: chi sono i terroristi?"'. I centri sociali sono tornati a farsi sentire nella metropoli milanese nel giorno che ha visto il sindaco Letizia Moratti e Fausto bertinotti partecipare assieme alla celebrazione del 25 aprile.
La grave provocazione è però durata poco, lo striscione è stato velocemente tolto, dal palazzo. Ma i centri sociali hanno fatto anche volantinaggio, un testo su cui fra l'altro si legge: "Gli arresti del 12 febbraio - continua il volantino - portano la firma dei Ds e di tutto il governo Prodi, portati a termine dalle loro squadracce, ovvero Digos, polizia e magistratura. Il 12 febbraio sono stati colpiti partigiani attivi e riconosciuti nei luoghi di lavoro". Per questo motivo quelli del Gramigna hanno deciso di innalzare cartelli ciascuno con il nome di uno degli arrestati: 'Salvatore compagno', 'Vincenzo compagno, operaio e delegato' e via di seguito. In corso Venezia, dove si sono concentrati i partecipanti alla manifestazione per il 25 aprile, é comparsa anche una scritta sui muri di uno stabile che chiede la liberazione delle 12 persone arrestate il 12 febbraio scorso con l'accusa di fare parte delle cosiddette nuove Brigate Rosse. Su un muro di un palazzo storico si legge: 'liberta' per i compagni prigionierì firmato Antifa con sotto una stella rossa e una A inscritta in un cerchio rosso.

Amato: "Preoccupante la solidarietà alle Br" La solidarietà agli arrestati presunti appartenenti alle br "é una delle cose che mi preoccupano di più oggi in Italia", ha detto il ministro dell' Interno, Giuliano Amato, commentando le scritte di solidarietà con gli arrestati nell' ultima operazione contro le brigate rosse. Solidarietà, spiega il ministro, arriva non solo da chi già in passato l' ha espressa (il centro sociale Gramigna di Padova), ma anche da altri settori giovanili. "Gli arrestati avevano come capofila dei cinquantenni rimasti legati ai loro miti degli anni Settanta - dice Amato - quello di cui dobbiamo preoccuparci è che questi miti riescano, in un modo o nell' altro, a coinvolgere giovani che ora hanno 20 anni". E proprio questa solidarietà è la conferma che il brigatismo non è del tutto sconfitto. "E' un fenomeno molto più filiforme - conferma Amato - molto meno ramificato e molto meno sostenuto di quanto non fosse negli anni Settanta. Ma non ce ne siamo ancora liberati del tutto".