Milano targata D&G alla Champions della boxe

Una squadra con i nostri migliori pugili sponsorizzata dagli stilisti concorrerà per un premio da 500mila euro

«Dolce & Gabbana Milano thunder italian boxing team», il nome, un po’ lunghetto, riassume tutto un mondo e un’idea. Dolce & Gabbana sono proprio loro. Stefano pare sia niente male quando mette i guantoni in palestra, Domenico è appassionato. La boxe appartiene ad entrambi. Ed ora un po’ di più. Se la giocano come sponsor di una squadra. Vestiranno pugili (vabbè sul ring, solo i calzoncini neri con banda bianca), dopo rugbisti, calciatori, nuotatori. Si, una squadra della boxe, un’anomalia in un mondo di solitari, specie quando si ritrovano sul quadrato. Ma la sponsorizzazione sarebbe poco, se non ci fosse dietro la logica che vuol restituire l’ennesima vetrina, l’ennesimo colpo di coda, ad uno sport duro, faticoso e amato soprattutto da chi lo guarda.
Milano si sta preparando a tornare città della boxe. Buon sangue non mente, da Erminio Spalla a Mario Bosisio, da Saverio Turiello a Duilio Loi, da Sandro Mazzinghi a Rocky Mattioli, da Francesco Damiani a Giovanni Parisi, sono passati tanti campioni. Il milanese ha il palato fino. «Abbiamo più di 20 scuole e almeno 300 atleti che praticano boxe», ha raccontato l’assessore Alan Rizzi per dimostrare che, da queste parti, il pugilato non è mai morto.
Portare il nome della città in giro per il mondo, a suon di pugni, è sempre stata specialità dei pugili di casa. Ed ora la boxe ha cercato di modernizzarsi. Non più uomini soli, con manager e uomo del secchio al seguito, ma una squadra intera, come si trattasse di Inter o Milan. Nasce la Champions league dei pugni, più correttamente denominata World series of boxing. Dodici città del mondo, suddivise per tre continenti, porteranno in giro i loro atleti (fra nazionali e stranieri) a disputarsi un campionato che partirà in novembre e si concluderà in maggio, quando le due finaliste si sfideranno a Macau. In palio il primo titolo mondiale a squadre: il montepremi della finale dovrebbe aggirarsi intorno ai 500mila euro da dividersi fra le due squadre. E per i pugili, vincitori di ciascuna delle 5 categorie selezionate, un posto garantito alle Olimpiadi di Londra 2012. Dilettanti travestiti da professionisti, niente caschetto, niente maglietta, regolamento simile a quello dei prof, ma tutti manterranno lo status del dilettante per poter tornare alle olimpiadi.
La squadra sarà guidata da Francesco Damiani, ct della nazionale, e Gianfranco Rosi, ex campione del mondo dei prof, avrà il buen ritiro ad Assisi (dove si allena la nazionale) e alla palestra “Thunder“ di Milano (replica in piccolo dell’Appiano o Milanello stile boxeurs).
“Thunder“ nel ricordo di Giovanni Parisi, soprannominato “flash“ e che ha lasciato alla boxe un po’ di vuoto e la grande volontà di sua moglie, Silvia, di non farlo dimenticare: la signora è presidente della squadra, l’aiuto non sarà solo di facciata. I pugili rischiano la faccia, lei sul piano finanziario. Milano, nei pugni, sembra più Milan che Inter. Per intenderci: saranno 6 italiani e 9 stranieri che arrivano da Mongolia, Antille olandesi, Bosnia, Montenegro, Lettonia, Croazia, Ucraina. Gli azzurri capeggiati da Clemente Russo, il tatanka quasi nazionale, ex campione del mondo che ha strizzato l’occhio alla fama televisiva, che conosce i reality, ma sa che la boxe è tutt’altro. «Questa è quella che sognavo: come fossi un professionista. Anche se il mio obiettivo resta l’oro a Londra». Tutto cominciò mettendosi in cammino da Marcianise: oggi ha conquistato Milano. Domani chissà!