«A Milano teatri troppo piccoli» Zard si offre per gli Arcimboldi

Il palcoscenico della Bicocca potrebbe diventare dalla prossima estate il tempio lombardo del rock

Marta Bravi

Da fratello minore della Scala a tempio del rock. Nessuno si sarebbe mai lontanamente immaginato che il teatro degli Arcimboldi, diretta filiazione del teatro alla Scala, potesse diventare il tempio meneghino, o meglio lombardo, del rock. Certo fin dalla sua nascita si è sempre pensato di dare una vocazione pop al secondo teatro d’Italia (con 2800 posti è secondo all’Auditorium di Roma), anche nel tentativo di definire l’identità della struttura, ma nessuno si sarebbe potuto immaginare i Rolling Stones o Madonna agitarsi a ritmo di rock & roll sul palco disegnato da Vittorio Gregotti.
Ieri durante la commissione cultura riunita a palazzo Marino proprio per fare il punto sul destino del teatro della Bicocca, l’assessore alla cultura Vittorio Sgarbi ha fatto l’annuncio: «Ho incontrato David Zard che si è offerto di prendere in gestione gli Arcimboldi dall’estate, per tre o quattro stagioni. Il produttore lamentava il fatto che a Milano non ci sono teatri sufficientemente capienti per ospitare i suoi spettacoli. Quando gli ho parlato degli Arcimboldi lui, entusiasta, si è offerto di gestirlo a partire dall’estate, a stagione chiusa, cioè. Si tratta di una proposta che dimostra la fiducia dei privati verso gli Arcimboldi, anche se prima, ovviamente, è necessario pensare a questa stagione». Stagione ancora in stand by, perchè, al di là delle polemiche, non sono ancora stati stanziati formalmente i fondi, né nominati direttori artistici, presidente e sovrintendente. L’assessore ha fatto i nomi, spetta al primo cittadino ufficializzare le nomine, cosa che potrebbe avvenire già domani, in Giunta. Insomma manca solo il via libera ufficiale perché possano mettersi al lavoro Francesco Micheli, che «ha accettato la proposta di diventare presidente del teatro» come assicura lo stesso Sgarbi, Stefano Zecchi, che invece non ha ancora sciolto le riserve sulla sua nomina di soprintendente per un contenzioso sul compenso, e i sei direttori artistici (Paolo Arcà per il settore spettacoli, Ernesto Schiavi per la musica sinfonica, Fabio Canessa per la letteratura, Maurizio Sciaccaluga per l’arte, Renata Ranieri per il cinema 3-D). Un lavoro non a “lungo termine”: al Comune, infatti, spetta gestire direttamente il teatro solo per quest’anno. Si tratta cioè di programmare la stagione da gennaio a luglio prossimo. Dopodiché le ipotesi che, al momento, si profilano all’orizzonte sono due: la creazione di una Fondazione, in cui dovrebbero entrare Provincia e Regione, che si sono «fatte avanti» anche per aprire il teatro a una dimensione regionale, più che cittadina, della sala della Bicocca, grazie anche alla fortunata ubicazione degli Arcimboldi a nord di Milano, che rende il teatro facilmente accessibile a chi viene da fuori, sia per le dimensioni e l’imponenza della struttura. La seconda ipotesi accennata ieri da Sgarbi arriva, come un fulmine a ciel sereno, dal mondo del rock e degli spettacoli dai grandi numeri: David Zard, che sarebbe stimolato a investire la sua fama, la sua esperienza quarantennale e i suoi soldi proprio nel teatro. Meno fiduciosa l’opposizione a palazzo Marino che si è dichiarata preoccupata per il destino degli Arcimboldi: «Non si comprende infatti - si legge in una nota - a che punto sia l’ipotesi di una fondazione, è stato annunciato un ruolo non meglio chiarito di David Zard la cui presenza verrebbe eventualmente ad aggiungersi a quella di sei direttori artistici, un sovrintendente e un presidente».