Milano in tilt per sciopero. Nuovo blocco il 13

Ieri ingorghi e caos, soprattutto in serata. Alcune zone paralizzate. La Fit-Cisl: «Pronti a ricorrere ad altre azioni di lotta». L’Ugl: «Servono 280 milioni per rinnovare i contratti»

Gianandrea Zagato

Tram, bus e metro fermi: i confederali si fregano le mani. Quel settanta per cento di adesioni registrate a Milano sono, dicono, «un messaggio che mandiamo al Governo, alla Regione e ad Atm: se non prevale il senso di responsabilità, be’ si continua con altre azioni di lotta».
Poco importa a Cgil-Cisl-Uil che a pagare siano i milanesi appiedati dalle 8.45 alle 15 e dalle 18 sino a fine servizio. Loro, i sindacati, già pensano al replay di mercoledì 13: infatti, hanno proclamato un nuovo sciopero di ventiquattrore. E, attenzione, senza fasce garantite ovvero senza quelle fasce orarie di trasporto che, comunque, è obbligatorio nei servizi pubblici essenziali. Nessun rispetto, quindi, delle regole: anzi, quasi un preannuncio di una stagione calda, con iniziative eclatanti che rischierebbero di gettare Milano nel caos. Già, la rabbia dei tranvieri sta per esplodere: da un anno attendono il rinnovo del contratto di lavoro nazionale. Poco gli importa che l’azienda tramviaria milanese sia disponibile ad accordi locali, come quelli che siglarono la fine dei blocchi selvaggi di tre anni fa.
Clima che i pasdaran della protesta illegale di allora vorrebbero nuovamente riproporre: «Siamo pronti a ricorrere a più incisive e diffuse azioni di lotta» fa sapere Dario Balotta, segretario regionale della Fit-Cisl. I quaranta milioni di euro l’anno stanziati dal Governo «ancora non bastano» butta là Guglielmo Loy della Uil, mentre l’Ugl fa sapere che «servono 280 milioni di euro per rinnovare i contratti». Sostegno esplicito a una protesta più dura che manderebbe in tilt Milano e l’area metropolitana, con evidenti ripercussioni pure sul fronte dell’inquinamento.
E intanto Nino Cortorillo, segretario della Filt-Cgil, definisce «fuori luogo» l’appello dei vertici di Atm ai tranvieri per evitare di far pagare ai milanesi la loro rabbia, Silvia Ferretto di An richiama i sindacati «a essere socialmente responsabili». Messaggio chiaro che come replica ha la scelta di alcuni macchinisti del metrò aderenti al sindacato autonomo Orso di non presentarsi puntualmente - come in caso di sciopero prevede l’accordo di lavoro - sul «punto dove si trovano i treni» bensì al deposito di partenza: risultato? Sulla linea metropolitana 1 (rossa) alle 15 ci sono i treni ma non i macchinisti, che arrivano trenta minuti dopo.
Disagio che s’aggiunge al disagio registrato nelle strade e nelle piazze di Milano, dove (dato Atm) la fermata dei mezzi pubblici è stata in mattinata pari al 67 per cento per poi scendere, dopo le diciotto, di tre punti. Che significa tre mezzi su dieci in circolazione nel traffico milanese che, ieri, ha dato notevoli problemi soprattutto in serata, con zone (ad esempio, piazzale Lotto o viale Sarca) quasi paralizzate.
Ma l’astensione dal lavoro di ieri (la sesta fermata nazionale dall’inizio dell’anno, ndr) nonostante le dichiarazioni trionfalistiche dei sindacati, è statisticamente la peggiore sia a livello nazionale - 99 per cento a Genova, 91 a Firenze, 88 a Torino, 85 a Bologna - che rispetto alle fermate del passato - tutte sopra il 75 per cento -. Annotazione che, osservano da Palazzo Marino, dovrebbe far riflettere i tranvieri pronti alla replica e che, segnalano da Atm, alzano la quota di adesione grazie alla chiusura della metropolitana, obbligata per legge pure solo per l’assenza di un capostazione o di un macchinista.