Milano trova casa ai profughi e disinnesca il blitz di Penati

L’allarme clandestini del Viminale: «Dal Marocco moltiplicati gli arrivi, serve un’efficace strategia di contrasto»

Roberto Bonizzi

da Milano

Tre giorni e due notti di fughe in avanti e corse all’indietro. Al freddo, in strada. Poi l’accordo, poco prima delle 21. «Finalmente» è il commento che passa di bocca in bocca in piazza Duomo, ultimo teatro del caso dei profughi eritrei, etiopi e sudanesi sgomberati martedì dallo stabile di via Lecco 9. Le trattative estenuanti, interrotte a più riprese, ingarbugliate dai problemi di traduzione, si sono chiuse sulle proposte che Comune e Prefettura avevano già formulato nelle prime ore dopo lo sgombero. Gli etiopi, circa 60, sono sistemati da mercoledì nel villaggio di container di via Ludovico di Breme. I sudanesi, 67 persone, sono stati accolti in serata nel dormitorio di viale Ortles. Mentre i 98 eritrei si sono divisi tra i ricoveri di via Pucci e via Anfossi.
Soddisfazione da parte delle istituzioni, che dopo lo scontro aperto nella serata di mercoledì dalla decisione della Provincia di ospitare gli immigrati nella sede di Palazzo Isimbardi, sono state richiamate allo «spirito di coesione» dal prefetto Gian Valerio Lombardi. «Sono molto contenta perché ha prevalso la ragionevolezza - ha commentato Tiziana Maiolo, assessore comunale dalle Politiche sociali -. Sono soddisfatta di questo risultato e ora chiamerò il sindaco e il prefetto per complimentarmi anche con loro, poiché a questo esito abbiamo collaborato tutti. Ciò che mi dispiace è che alcuni, anche soggetti istituzionali dai quali non me lo sarei mai aspettato, come la Provincia, abbiano approfittato di alcune situazioni, come il fatto che queste persone non conoscono bene l’italiano, per fare interferenze inappropriate».
La giornata era iniziata con un altro colpo di scena. I profughi, lasciata la Provincia, si sono diretti di corsa verso piazza Duomo. Polizia e carabinieri hanno cercato di bloccarne l’avanzata con cordoni di agenti in mezzo alla carreggiata. E all’altezza di via Borgogna manifestanti e forze dell’ordine si sono scontrati. I tafferugli sono durati alcuni istanti, poi la situazione si è normalizzata e i rifugiati hanno raggiunto piazza Duomo dove sono rimasti per tutta la giornata.
Nel frattempo nei palazzi della politica si è riaperto il dialogo tra Comune e Provincia. Con incontri separati il prefetto è riuscito a trovare un compromesso. Decisivo anche il contributo del questore, Paolo Scarpis, che ha incontrato i rappresentanti degli immigrati in piazza. Intorno alle 15.30 ha spiegato la situazione: «I posti sono quelli offerti dal Comune, altri non ce ne sono. Per fortuna i posti disponibili sono molti più di quelli necessari, quindi potrete scegliere quelli migliori lasciando da parte quelli che giudicherete peggiori. Poi, insieme ai posti letto, partiranno i percorsi di accoglienza e i progetti a lungo termine, ma cosi non si può andare avanti. Entro stasera dovrete decidere». Poi, sconsolato, ha commentato con i giornalisti: «Loro non accettano niente, rifiutano tutto». E le cose hanno faticato a sbloccarsi. Così ha commentato l’impasse il sindaco, Gabriele Albertini: ««La situazione non si è ancora sbloccata perché nonostante sia stata offerta dal Comune un’ampia gamma di dignitosissime sistemazioni, condivise dalle associazioni, sono state rifiutate pretestuosamente, perché tutte rappresentano un dignitoso luogo dove rimanere in attesa di una sistemazione ideale che ancora non è pronta».
Quindi una delegazione degli ex occupanti ha incontrato l’assessore Maiolo e i rappresentanti del Comune, concordando la suddivisione nei diversi luoghi di ospitalità, mentre altri immigrati si sono visti con il presidente Penati e gli assessori provinciali. «La mia è una proposta di mediazione - ha detto il presidente della Provincia -. Se non verrà accettata, non potremo fare più niente. Ricercheremo da subito una soluzione di medio e lungo periodo, nel frattempo interrompete la protesta e accettate già da stasera la soluzione abitativa proposta dal Comune». Al ritorno in piazza Duomo è servita un’altra ora di pazienti trattative per l’accordo definitivo. Poi i profughi sono saliti sui pullman.