«A Milano la prima università della moda»

«Se posso fare qualcosa per migliorare il calendario sono pronta»

Sabrina Cottone

Letizia Moratti veste Prada, gonna crema e borsa dorata, ma Miuccia non appare nella sala delle feste di Palazzo Marino. Insieme a Stefano Dolce e Domenico Gabbana, è lei l’unica grande assente al cocktail organizzato dal sindaco. Per il resto ci sono tutti, a partire da Giorgio Armani con la nipote Roberta, che è un po’ parente perché moglie del figlio di Gianmarco Moratti e Lina Sotis. La giornata è particolare, perché chiude una settimana della moda uomo che ha mostrato qualche smagliatura. E la Moratti apre le braccia e offre aiuto. «Palazzo Marino è casa vostra. La moda è Milano, voi siete ambasciatori della città nel mondo. Qui nascerà la prima Università telematica della moda. Sappiate di poter contare su di noi» dice nel discorso di saluto. Poi nei faccia a faccia va oltre: «Non voglio essere invasiva, ma se posso essere utile per migliorare il calendario sono qui».
Tra gli ospiti istituzioni come Gianfranco Ferrè, che chiede di «aprire maggiormente gli spazi della città durante la settimana della moda», e poi Santo Versace, Luca Missoni, Lella e Gigliola Curiel, Lorenzo Riva, Giorgio Corregiari, i gemelli Dean e Dan Caten (D-Squared), Neil Barrett, Ermanno Ronchi e i figli (di Erreuno), Catherine Vautrin (Pucci), Alfredo Pevarello (Foral), il direttore commerciale di Alberta Ferretti. In un parterre tanto variegato, il sindaco cerca il gesto simbolico. «Rivolgo un saluto a nome di tutti a Giorgio Armani, che ha tanto investito su Milano, faro della moda e di Milano nel mondo» dice e lo chiama a sé. Una scelta che solleva qualche mugugno nel permalosissimo mondo della moda, ma sono solo sfumature tra le dichiarazione positive. Il presidente della Camera della Moda, Mario Boselli, parla di «segno importantissimo» e esprime «stupore e ammirazione». «Sono soddisfatta e sicura che Letizia Moratti farà bene» dice Raffaella Curiel. E racconta: «Abbiamo condiviso un’esperienza positiva alla prima sfilata di pellicce di San Patrignano». Armani è propositivo: «Le chiederò di credere un po’ di più nel nostro talento, noi italiani abbiamo il complesso degli stranieri».
La Moratti assicura di voler creare un nesso tra moda e cultura. «Cercheremo di collegare la moda a grandi eventi culturali», una promessa interessante per gli stilisti abituati alle fughe da Milano a Parigi perché la capitale francese è ritenuta più bella e ricca di attrattive. Vittorio Sgarbi propone una Biennale dei linguaggi perché «la moda è un un linguaggio creativo che ha a Milano la sua base, esattamente come la pittura l’aveva a Firenze nel Rinascimento». Tiziana Maiolo, assessore alle Attività aproduttive con competenze dirette sulla moda, va ancora più sul concreto: «Con l’assessore alla Cultura organizzeremo pacchetti turistici per per promuovere la città durante le settimane della moda, con proposte dall’enogastronomia alle botteghe storiche». La Moratti spiega la scelta di inserire la moda nelle attività produttive: «È un settore di straordinaria importanza, una leva strategica della competitività».
Si parlerà di moda anche l’11 luglio, assicura il sindaco, durante il conclave degli assessori e del comitato strategico che trascorreranno un’intera giornata fuori Milano. Tra i consiglieri dell’advisory board anche Gisella Borioli, direttore Condè Nast, anima dello Studio Tortona e molto addentro a temi e richieste della moda. «Tutta la giunta si occuperà di moda» assicura la Moratti. Un modo per garantire che anche se non c’è un assessorato ad hoc, non mancano le migliori intenzioni.